Altro che occupazione da record, è boom di inattivi e precari

Dietro il record dell'occupazione si nascondono diverse contraddizioni, a partire dal boom di inattivi e precari.

Altro che occupazione da record, è boom di inattivi e precari

Il record c’è, ma se si prova ad andare oltre una semplice cifra ci si accorge che la narrazione del governo sul mondo del lavoro non sta in piedi. C’è ben poco da festeggiare se il record dell’occupazione va di pari passo con un aumento degli inattivi e dei lavoratori autonomi, a scapito dei contratti stabili che sono invece in calo. La fotografia scattata dall’Istat presenta quindi dati in chiaroscuro.

Partiamo da quelli positivi: nel primo trimestre dell’anno l’occupazione ha toccato un nuovo record salendo al 62,7%, in crescita di due decimi di punto in tre mesi. Allo stesso tempo, il tasso di disoccupazione scende dello 0,4% al 5,3%. Parliamo del livello più alto di occupazione e del livello più basso di disoccupazione dall’inizio delle serie storiche trimestrali nel 2004. L’altra buona notizia riguarda il Sud, dove il tasso di occupazione cresce e si attesta intorno al 50%.

Record per l’occupazione, ma oltre le apparenze c’è altro

Eppure le buone notizie sono finite qui. Innanzitutto perché continua la crescita degli inattivi, il che vuol dire che se la disoccupazione scende è soprattutto perché aumenta la quota di chi un lavoro neanche lo cerca più. Il tasso di inattività è salito al 33,7%, in crescita dello 0,1% e tornando sui livelli del primo trimestre 2023. Il numero complessivo degli occupati sale a 24 milioni e 207mila unità, in crescita di 67mila rispetto al trimestre precedente, ma a spingere l’aumento sono i dipendenti a tempo determinato (9mila in più) e soprattutto gli indipendenti (+72mila). Mentre il dato più importante, quello dei dipendenti a tempo indeterminato, scende di 13mila unità.

Se poi si va a guardare il confronto su base annua, la crescita rallenta rispetto al trimestre precedente ed è trainata solamente dagli autonomi (+238mila in un anno), a fronte di un calo dei dipendenti a termine (-107mila) e anche a tempo indeterminato (-81mila). Si rafforzano poi altri due dati apparentemente contrapposti ma strettamente legati tra loro: i disoccupati sono 394mila in meno rispetto all’anno precedente, ma perché la maggior parte di loro – ben 320mila – sono diventati inattivi, ovvero persone che il lavoro non lo cercano più.

Dati che “smentiscono Meloni”, secondo il deputato Pd Arturo Scotto, che sottolinea “il tonfo dei contratti a tempo indeterminato e la crescita degli inattivi”. All’attacco anche la Uil con la segretaria confederale Ivana Veronese: “Dietro una debole crescita dell’occupazione si nasconde un mercato del lavoro precario che lascia indietro giovani, donne e Sud”. E a questi dati se ne affianca un altro tutt’altro che positivo: nel 2025 i lavoratori minorenni tra i 15 e i 17 anni sono stati oltre 81mila, ovvero più del doppio rispetto al 2020, come denuncia Unicef Italia.