Matteo Renzi non si smentisce: oggi si presenta come paladino delle preferenze, ma la sua storia politica racconta qualcosa di molto meno lineare. “Siamo da sempre a favore delle preferenze”, ha scritto sui social il leader di Italia Viva, attaccando la maggioranza dopo la bocciatura dell’emendamento che puntava a reintrodurle. Renzi ha parlato di “vergogna”, ha chiesto a Meloni di dimettersi e ha invocato il voto anticipato, assicurando che non ci saranno inciuci né governi tecnici.
Renzi si riscopre paladino delle preferenze. Che prima però…
Italia Viva, del resto, aveva presentato alla Camera un emendamento sulle preferenze e ha persino lanciato una petizione online: “Basta liste bloccate. Chi entra in Parlamento deve rispondere agli elettori, non solo ai capi di partito”. Parole nette, quasi definitive. Peccato che a pronunciarle sia lo stesso Renzi che, quando era presidente del Consiglio e segretario del Partito democratico, costruì un sistema elettorale molto più ambiguo. Il nuovo campione della sovranità degli elettori, insomma, sembra aver dimenticato le leggi nate nella stagione in cui comandava lui.
L’Italicum naufragato col sistema misto
L’Italicum, approvato definitivamente nel 2015 ed entrato in vigore il 1° luglio 2016, era infatti un sistema misto. Nella prima versione prevedeva liste completamente bloccate; nel testo finale soltanto i capilista restavano scelti dai partiti, mentre dal secondo candidato in poi erano ammesse le preferenze. Ogni elettore poteva esprimerne al massimo due, una per un uomo e una per una donna. Dunque non era vero che gli elettori potessero scegliere liberamente tutti i propri rappresentanti: una parte decisiva dei candidati, i capilista, continuava a essere nominata dall’alto. L’Italicum naufragò insieme alla riforma costituzionale bocciata nel referendum del 4 dicembre 2016.
Il Rosatellum con le liste bloccate
Poco dopo arrivò il Rosatellum, la legge elettorale del 2017 che abolì le preferenze. Il nome derivava da Ettore Rosato, allora capogruppo del Pd e in seguito passato proprio a Italia Viva. Con quel sistema, ancora oggi in vigore, i candidati vengono eletti secondo l’ordine deciso dalle liste: all’elettore non è consentito scegliere tra i nomi presentati dal partito.
Ed è qui che l’acrobazia renziana diventa completa.
Oggi Renzi denuncia le liste bloccate come una lesione della democrazia e pretende di intestarsi la battaglia per restituire la scelta ai cittadini. Ma l’Italicum voluto dal suo governo lasciava bloccati i capilista, mentre il Rosatellum, firmato politicamente da uno dei suoi uomini, cancellava del tutto le preferenze. Più che una conversione, sembra l’ennesima giravolta: Renzi cambia posizione con grande disinvoltura, confidando forse nella memoria corta degli elettori. E così il rottamatore torna in scena nella veste che gli riesce meglio: quella di chi rottama oggi ciò che aveva contribuito a costruire ieri.