Dirigevano il traffico, pattugliavano strade e mercati. L’ufficio ONU per i diritti umani nei Territori palestinesi occupati elenca così, nel comunicato del 3 giugno 2026, le attività durante le quali i poliziotti di Gaza vengono colpiti. Da gennaio almeno dodici attacchi contro la polizia, 53 morti, di cui 35 agenti, cinque bambini e una donna. Il 31 gennaio la stazione di Ash Sheikh Radwan, undici uccisi, fra loro detenuti e gente venuta a sbrigare una pratica.
Poi c’è la riga che nessuno cita. Mayy El Sheikh, portavoce dell’ufficio, l’ha detta a UN News: «Israele in quanto potenza occupante ha l’obbligo, in base al diritto internazionale, di garantire l’ordine civile e pubblico per i palestinesi che vivono sotto l’occupazione». Quella dichiarata illegale dalla Corte internazionale di giustizia nel parere del luglio 2024. L’obbligo viaggia insieme al territorio.
Martedì un raid ha colpito il commissariato di Jabaliya. Una donna e sei agenti uccisi, fra loro il colonnello Mohamad Marwan Salem, capo della stazione, secondo il ministero dell’Interno di Gaza citato da Associated Press. L’esercito israeliano ha dichiarato che quattro erano miliziani di Hamas e ha omesso le prove, e pure quali attività militari si svolgessero dentro quel commissariato. Dall’inizio del “cessate il fuoco” di ottobre i morti a Gaza sono 1.123. Il totale è 73.264.
Ieri notte il ministro della Difesa Israel Katz ha parlato con il segretario alla Difesa americano Pete Hegseth. Il comunicato del suo ufficio, ripreso da Adnkronos alle 8.26 di ieri mattina, registra “la determinazione di Israele a rimanere nelle zone di sicurezza in Siria, a Gaza e in Libano al fine di proteggere i confini di Israele e le comunità situate vicino al confine”. I confini di Israele. L’ordine dentro Gaza è la parte del mandato che dai verbali non risulta.