Bufera su Ilaria Salis: dopo la condanna dal Tribunale del Lavoro per aver licenziato due ex collaboratori, esplode lo scontro politico

Bufera su Ilaria Salis: dopo la condanna dal Tribunale del Lavoro per aver licenziato due ex collaboratori, esplode lo scontro politico

Bufera su Ilaria Salis: dopo la condanna dal Tribunale del Lavoro per aver licenziato due ex collaboratori, esplode lo scontro politico

Continua a far discutere la condanna di Ilaria Salis disposta dal Tribunale del Lavoro di Milano per il licenziamento, ritenuto privo di giusta causa, di due ex collaboratori. Nella sentenza di primo grado del giudice Franco Caroleo è stato disposto che l’europarlamentare di Alleanza Verdi e Sinistra, che ha già annunciato di aver impugnato il provvedimento, dovrà risarcire i due ex assistenti con una somma di poco superiore ai 300mila euro.

Secondo il giudice, sarebbe spettato a Salis, in qualità di datrice di lavoro, “l’onere della prova della giusta causa”, ma l’eurodeputata è rimasta “contumace” nel procedimento e “non ha evidentemente assolto al proprio onere”.

Di conseguenza, ha ribadito il Tribunale, deve essere affermata “l’insussistenza della giusta causa nei recessi impugnati”.

Ilaria Salis: “Vicenda surreale, non ho potuto difendermi in primo grado”

Dopo la decisione del Tribunale, Ilaria Salis ha replicato sostenendo che “nel marzo 2026 il Tribunale di Milano ha emesso una sentenza di primo grado relativa al recesso dal rapporto di collaborazione con due assistenti (un co.co.co. e una partita IVA), ritenendo insussistente la giusta causa. Si tratta di una decisione che contesto integralmente e che ho già impugnato. Il procedimento è attualmente pendente in appello e sono pertanto fiduciosa che il successivo grado di giudizio consentirà di accertare correttamente i fatti”.

Secondo l’europarlamentare, “la decisione di interrompere la collaborazione con i due assistenti non è stata arbitraria, improvvisa né priva di motivazioni. Era diventata, al contrario, necessaria per tutelare il corretto esercizio del mio mandato parlamentare, le risorse pubbliche affidate alla mia responsabilità e, in ultima analisi, le persone che rappresento”.

“Vi è, inoltre, un profilo particolarmente grave, ai limiti del surreale. Non ho infatti avuto la possibilità di difendermi nel giudizio di primo grado, svoltosi in mia assenza e a mia insaputa, perché, pur essendo perfettamente note le modalità con cui notificarmi gli atti – sarebbe stato sufficiente inviare una comunicazione alla mia casella di posta elettronica o alla mia PEC – la notifica non mi è mai pervenuta. Data la mia incolpevole assenza, il Tribunale ha pronunciato la propria decisione esclusivamente sulla base degli elementi acquisiti dai ricorrenti. Confido che il giudizio di appello possa fare piena chiarezza sulla vicenda”, ha concluso Salis.

Le opposizioni vanno all’attacco

Il caso ha infiammato il dibattito politico italiano, con i partiti di maggioranza che sono andati all’attacco dell’europarlamentare.

Tra i primi a commentare la vicenda c’è stato il senatore di Forza Italia Dario Damiani, secondo il quale “ancora una volta assistiamo all’ennesima lezione di incoerenza della sinistra, che predica diritti, tutele e dignità del lavoro, ma quando si tratta di applicare quei principi in casa propria emergono ben altre pratiche. La vicenda che riguarda Ilaria Salis, condannata per aver licenziato due collaboratori senza giusta causa, racconta una realtà che smentisce la retorica. Chi si erge ogni giorno a paladino dei diritti dovrebbe innanzitutto dare il buon esempio. I diritti dei lavoratori valgono sempre, non solo quando fanno comodo alla propaganda. La sinistra predica bene e razzola male”.