Dal 10 al 16 agosto Birmingham ospita per la prima volta la rassegna continentale. Battocletti, Jacobs, Tamberi, Furlani e Fabbri guidano la Nazionale più numerosa di sempre, chiamata a confermare l’onda lunga di Tokyo e il dominio di Roma 2024.
Non è più l’Italia arrivata quasi per caso sul tetto dell’atletica mondiale. Cinque anni dopo le notti di Tokyo, la Nazionale azzurra si presenta agli Europei di Birmingham con il peso e la responsabilità di chi ha trasformato l’eccezione in una nuova normalità.
L’Alexander Stadium ospiterà per la prima volta nel Regno Unito i Campionati europei di atletica. L’Italia partirà con 130 atleti, 69 uomini e 61 donne: la squadra più numerosa mai schierata dal nostro Paese, nonostante le rinunce dell’ultima ora di Filippo Tortu e Marta Zenoni, ancora alle prese con i rispettivi problemi fisici.
Il numero non garantisce le medaglie. Dice, però, che il movimento non poggia più soltanto su pochi campioni e che l’Italia riesce ormai a qualificare atleti nella velocità, nel mezzofondo, nei salti, nei lanci, nella marcia, nelle prove multiple e nelle staffette.
Da Tokyo a Roma, l’atletica ha cambiato il racconto dello sport italiano
Il ciclo è iniziato nell’estate del 2021, con i cinque ori olimpici di Tokyo. Gianmarco Tamberi nel salto in alto, Marcell Jacobs nei 100 metri, Massimo Stano e Antonella Palmisano nella marcia, quindi la staffetta composta da Jacobs, Lorenzo Patta, Fausto Desalu e Filippo Tortu.
L’atletica italiana chiuse al secondo posto nel medagliere della disciplina, dietro soltanto agli Stati Uniti. Milioni di persone tornarono a seguire gare che per anni erano rimaste confinate ai grandi appuntamenti e a un pubblico di appassionati.
Quell’esplosione poteva restare un’estate irripetibile. Invece, il gruppo si è allargato. Agli Europei di Roma 2024 l’Italia ha conquistato 24 medaglie, di cui 11 d’oro, chiudendo al primo posto nel medagliere e realizzando la migliore prestazione mai ottenuta da una nazione ospitante nella storia della manifestazione.
Birmingham dovrà dire quanto di quella stagione sia diventato struttura e quanto dipenda ancora dai campioni che accesero Tokyo.
La squadra più numerosa di sempre, ma Birmingham non sarà una passerella
Tra i 130 azzurri ci sono sette campioni individuali di Roma: Jacobs, Battocletti, Yeman Crippa, Tamberi, Leonardo Fabbri, Sara Fantini e Antonella Palmisano. Con loro viaggeranno il campione olimpico Massimo Stano, il campione mondiale del lungo Mattia Furlani, il primatista italiano del triplo Andy Diaz, Zaynab Dosso, Larissa Iapichino e Andrea Dallavalle.
I risultati degli Assoluti di Firenze hanno fornito indicazioni importanti. Diaz ha portato il record italiano del triplo a 17,87 metri, Fabbri ha lanciato il peso a 22,43, Jacobs ha vinto i 100 in 10”12 e Dosso in 11”24. Nadia Battocletti ha conquistato sia i 5.000 sia i 1.500 metri.
Non tutti arrivano, però, nelle stesse condizioni. Furlani sta completando il recupero dopo l’infortunio che ne ha condizionato la prima parte dell’estate. Tamberi agli Assoluti si è fermato a 2,20 metri, mentre il ventenne Matteo Sioli ha eguagliato il proprio personale saltando 2,30.
Battocletti e Furlani sono il volto della nuova generazione
Nadia Battocletti correrà i 5.000 e i 10.000 metri, le distanze nelle quali a Roma conquistò due ori. A Birmingham arriverà da campionessa mondiale indoor dei 3.000, oltre che da medagliata olimpica e mondiale. Non è più soltanto una promessa o una specialista del mezzofondo: è diventata una delle figure centrali dell’atletica europea.
Mattia Furlani rappresenta l’altra parte del ricambio. Ha appena 21 anni, ma si presenta da campione mondiale del salto in lungo. Accanto a lui cresce Francesco Inzoli, classe 2005, che a Firenze ha portato il personale a 8,27 metri.
La stessa generazione comprende Sioli nell’alto e Celeste Polzonetti nei 100 ostacoli. La squadra italiana riesce così a tenere insieme Daniele Meucci, 40 anni e alla sua ottava partecipazione agli Europei, e atleti che non hanno ancora compiuto vent’anni.
Europei di atletica 2026, le gare dell’Italia da seguire
La prima serata, lunedì 10 agosto, può già consegnare medaglie. Alle 20.30 è prevista la finale del peso maschile, con Fabbri, Zane Weir, Nick Ponzio e Riccardo Ferrara. Poco più tardi si assegneranno il titolo femminile dei 100 metri e quello della staffetta mista 4×400.
Martedì 11 sarà una delle giornate più attese. Nadia Battocletti correrà la finale dei 5.000 metri, Mattia Furlani sarà impegnato nel lungo e Marcell Jacobs proverà a difendere il titolo europeo dei 100. Tutte e tre le finali sono concentrate nella sessione serale.
Venerdì 14 sarà il turno dei 10.000 femminili di Battocletti, dell’alto maschile con Tamberi e Sioli e dei 400 ostacoli con Alessandro Sibilio. Sabato 15 arriveranno il triplo maschile, i 10.000 di Crippa e le finali delle staffette 4×100. Nella stessa giornata si disputeranno le gare di marcia, con Palmisano, Stano e Francesco Fortunato. La maratona chiuderà il programma delle prove su strada domenica 16.
Per la prima volta agli Europei sarà disputata anche la staffetta mista 4×100. L’Italia parteciperà complessivamente a sei staffette, un altro segnale della profondità raggiunta dalla squadra.
Perché l’atletica riesce a parlare anche a chi non la segue
L’atletica possiede una qualità che pochi sport conservano: il risultato si comprende immediatamente. Vince chi corre più velocemente, salta più in alto o più lontano, lancia più distante. Non servono classifiche complicate, stagioni lunghe o conoscenze tattiche approfondite per partecipare all’emozione.
Ogni gara dura pochi secondi o pochi minuti, ma contiene una storia intera. La rincorsa di Furlani, l’ultimo giro di Battocletti, la barra che resta ferma dopo un salto di Tamberi o il passaggio del testimone in una staffetta sono immagini capaci di circolare anche fuori dal pubblico sportivo tradizionale.
È, inoltre, uno sport riconoscibile nelle scuole e nei territori. Correre, saltare e lanciare sono i gesti dai quali comincia gran parte dell’educazione motoria. Nel 2024 praticava sport il 75,6% dei ragazzi italiani tra gli 11 e i 14 anni, la quota più elevata tra tutte le fasce d’età.
L’accessibilità, però, non deve diventare una formula retorica. La pratica sportiva raggiungeva il 43,9% della popolazione nel Nord-est, ma soltanto il 27,9% nelle regioni meridionali e insulari. Dietro il campione che arriva in Nazionale ci sono società, tecnici, famiglie, piste comunali e impianti che non sono distribuiti allo stesso modo nel Paese.
A Birmingham l’Italia difende qualcosa che vale più delle medaglie
Il risultato di Birmingham non si misurerà soltanto confrontando il numero delle medaglie con quello, probabilmente irripetibile, di Roma. La prova più importante sarà verificare se l’atletica italiana riesca ancora a unire campioni, ricambio generazionale e presenza in quasi tutte le specialità.
Tokyo le ha regalato una notte fuori dall’ordinario. Roma ha dimostrato che non si trattava soltanto di un miracolo. Birmingham dovrà confermare che l’Italia dell’atletica ha costruito un movimento capace di sopravvivere ai singoli risultati.
È questa la fiducia che la Nazionale ha restituito allo sport azzurro: l’idea che dietro un campione possa essercene già un altro in corsa, in pedana o sulla linea di partenza.
Foto: ANSA