Il sistema che doveva blindare le frontiere esterne Ue funziona a una condizione: che qualcuno lo spenga. Lo ha raccontato Politico il 5 agosto, raccogliendo l’ammissione di Air France-Klm. Quando d’estate si formano le code, negli hub di Parigi e Amsterdam il sistema viene disattivato per tenere fluido il transito. Stessa manovra a Francoforte, Bruxelles e Milano. Tutto previsto dai regolamenti, tutto esibito come ordinaria amministrazione.
L’Ees, Entry/Exit System, è il registro europeo degli ingressi e delle uscite dei cittadini extra Ue nei 29 Paesi che lo usano: impronte digitali e immagine del volto al posto del timbro sul passaporto, archiviate per tre anni. Introdotto per gradi dal 12 ottobre 2025, pienamente operativo dal 10 aprile 2026. La Commissione europea ha autorizzato la sospensione della sola raccolta biometrica, in circostanze eccezionali, fino al 6 settembre. Poi l’eccezione è diventata l’orario di apertura.
Frontiere Ue, cosa succede negli scali italiani
Stefano Paoloni, segretario generale del Sap, il Sindacato autonomo di polizia, ha messo la cifra sul tavolo parlando con Il Sole 24 Ore: il sistema regge al massimo tra il 30 e il 50 per cento dei flussi ai controlli di frontiera. Gli scali in sofferenza sono Fiumicino, Malpensa, Verona e Pisa. Qui la biometria si sospende già, soprattutto nelle prime ore del mattino. A Malpensa, racconta a Politico Cristian Sternativo, segretario provinciale del Sap in servizio alla polizia di frontiera, i turni contano circa 35 persone, e ne servirebbero da 10 a 15 in più nelle fasce di punta.
Il 12 aprile, due giorni dopo la piena operatività, un volo da Linate per Manchester è decollato con 34 passeggeri dei 156 prenotati. Gli altri erano in fila ai varchi, fra malori e svenimenti. A giugno l’amministratore delegato di Aeroporti di Roma, ha detto al Financial Times che senza sospensione l’estate sarebbe stata un “disastro”. Bruxelles replica che il software regge e che le code nascono dalla carenza di personale e di spazi negli scali. Ed è una risposta che finisce dritta al Viminale: gli agenti di frontiera li assume Roma.
A luglio l’Italia ha firmato con altri otto governi, Svizzera compresa, una lettera al commissario Magnus Brunner. Chiede garanzie scritte per continuare a spegnere la biometria anche dopo il 6 settembre. Nove esecutivi che domandano il permesso di sospendere il proprio fiore all’occhiello.
La frontiera che si chiude in conferenza stampa
Il 1° agosto, intanto, il governo ha sospeso Schengen verso la Spagna per un mese dopo la crisi di Ceuta. Giorgia Meloni lo ha scritto sui social: “difendere i confini significa difendere la sicurezza dei cittadini”. Il 7 agosto Madrid ne ha chiesto la revoca, Palazzo Chigi ha replicato che l’Italia “non accetta ultimatum” e ha tirato fino al 15 agosto. La Spagna ha ricambiato con controlli su chi arriva da qui. Due governi che si perquisiscono i turisti a vicenda.
Sul confine con la Slovenia la sospensione dura dal 21 ottobre 2023 ed è prorogata fino al 18 dicembre 2026. Quasi tre anni di eccezione. Nel primo semestre del 2026 Frontex ha contato poco più di 49mila attraversamenti irregolari alle frontiere esterne, il 37 per cento in meno del primo semestre 2025, e circa 14.300 sulla rotta del Mediterraneo centrale, meno della metà. Il confine è diventato un format.
Resta il pezzo mancante. L’Etias, l’autorizzazione da chiedere prima di partire per chi viaggia senza visto, doveva arrivare nel 2021, poi entro quest’anno, e ora slitta al 2027 proprio perché l’Ees non regge. Il registro europeo dei confini si spegne alle otto del mattino, davanti alla fila del primo intercontinentale. La frontiera che il governo mostra ogni sera regge invece benissimo, perché sta dentro un comunicato e i comunicati non fanno coda.