Attentato a Ranucci, Lavitola conferma: “La scelta fu solo mia”. Il conduttore di Report ignorò l’allarme perché considerato non attendibile

Il legale di Lavitola: “La scelta dell'attentato è solo sua”. Non si placa lo scontro sui compensi di Report diffusi da Il Tempo

Attentato a Ranucci, Lavitola conferma: “La scelta fu solo mia”. Il conduttore di Report ignorò l’allarme perché considerato non attendibile

“La scelta dell’attentato è solo sua, una iniziativa solo sua”. A ribadirlo ai cronisti, all’uscita dal carcere di Rebibbia, è l’avvocato Arturo Cola, difensore di Valter Lavitola, riportando le parole del suo assistito rispondendo ai cronisti fuori dal carcere di Rebibbia sul possibile coinvolgimento di un possibile terzo livello in merito alla bomba fatta esplodere lo scorso ottobre dinanzi all’abitazione del conduttore di Report, Sigfrido Ranucci.

Lavitola: Ranucci ignaro, nessun terzo livello

Ma non è tutto. A sostegno della tesi che il giornalista Rai fosse del tutto all’oscuro dell’attentato che Lavitola stava organizzando, l’avvocato ha aggiunto che l’imprenditore ed ex editore “ritiene che Ranucci avesse reputato la cosa non importante, l’avesse affrontata con superficialità, non gli avesse dato retta”.

Che ritenesse insomma la cosa talmente inverosimile da non dare peso ai rischi paventatigli dallo stesso Lavitola. Che, sempre stando a quanto dichiarato dal suo stesso legale prima dell’ingresso nel carcere di Rebibbia, nell’“incontro” del “7 settembre nel corso del quale probabilmente Lavitola avvisò Ranucci dei pericoli che correva in ragione di possibili attentati.

Lavitola renderà dichiarazioni spontanee al Riesame

Questo quindi un mese e mezzo prima dell’attentato medesimo” (Precisando però che “a noi interessano i fatti: in sede di interrogatorio di garanzia il mio assistito ha escluso che vi fosse un accordo preventivo sull’attentato”). Ed è proprio per questo che, ha aggiunto Cola al termine del colloquio con il suo assistito, “forse Ranucci non ha riferito nulla su questo aspetto agli inquirenti”.

Quanto all’inchiesta in corso, ha proseguito Cola, “abbiamo stabilito che Lavitola renderà dichiarazioni spontanee al Tribunale del Riesame che si terrà la settimana prossima”. Ed ha aggiunto: “Siamo dell’idea che la sua confessione abbia dato un contributo enorme alle indagini. Immaginate se Lavitola non avesse confessato nulla, quale sarebbe stato il pregiudizio per le indagini che erano ancora fondate su meri indizi”.

Stipendi di Report, Fnsi: “Rai aprirà audit sulla fuga di dati”

Non si placa intanto lo scontro politico sull’articolo del quotidiano Il Tempo che ha pubblicato in prima pagina i compensi degli inviati di Report. “Cifre false e surrettizie”, secondo i giornalisti del programma di Rai3 che hanno annunciato querela contro il giornale di proprietà della famiglia del parlamentare della Lega, Antonio Angelucci.

In difesa della trasmissione di inchiesta, si schiera il presidente della Fnsi, Vittorio Di Trapani: “Sulla fuoriuscita dei dati dei costi di produzione di Report la Rai aprirà un audit? O la trasparenza è a dipendenti alterni? E gli audit si fanno solo per colpire i dipendenti sgraditi? Chi conosceva quei dati? Che aveva quei dati? Chi li ha consegnati all’esterno? – ha detto il numero uno del sindacato dei giornalisti –. La pubblicazione dei dati però ha un elemento positivo: rende chiaro anche ai più ‘distratti’ che la vicenda Lavitola viene utilizzata – con complicità interne alla Rai – per delegittimare un programma di giornalismo investigativo sgradito. E che chi pensava che si sarebbero ‘accontentati’ di fare fuori Sigfrido Ranucci, ora deve svegliarsi dall’illusione: dopo il conduttore, toccherà a tutti gli sgraditi fino a che Report non sarà delegittimata o normalizzata”.

Report, non si placa lo scontro politico

Non si fermano però gli affondi da destra alla trasmissione e al suo conduttore. “Prendiamo atto che c’è voluto l’inchiesta de Il Tempo sui compensi milionari dei giornalisti e della redazione di Report per far ritrovare la voce a Sigfrido Ranucci – ha tagliato corto Sara Kelany (FdI) –. Infatti, attendiamo ancora di sapere da lui per quale ragione subito dopo la perquisizione a Lavitola lo chiamò al telefono. In attesa di spiegazioni, però, Ranucci ha trovato il tempo per attaccare il lavoro e l’inchiesta de Il Tempo mostrando nuovamente la sua doppia morale e un concetto tutto suo di inchieste giornalistiche”.

A difesa di Ranucci e di Report è intervenuta invece la presidente della Commissione di Vigilanza Rai, Barbara Floridia: “La pubblicazione dei costi di Report è un atto grave per due motivi. Il primo è che è chiaro l’intento diffamatorio portato avanti dai giornali di Angelucci con l’obiettivo di screditare una delle trasmissioni più importanti del servizio pubblico e puntare alla rimozione del suo conduttore. Ma soprattutto la domanda è: come è possibile che dati che per altre trasmissioni erano stati richiesti in via ufficiale dalla commissione di vigilanza Rai non siano mai stati messi a disposizione del Parlamento mentre adesso sono nelle mani di un giornale, di proprietà di un parlamentare di maggioranza, che li usa per attaccare Report?”.