In quest’estate torrida mentre i problemi irrisolti del Paese rimangono sempre gli stessi – dal caro-vita con i prezzi dei carburanti alle stelle e con i salari divorati dalle spese indifferibili fino a una crescita dello zero virgola che non certo agevolerà il governo nell’ultima manovra di bilancio prima delle elezioni – Giorgia Meloni si inventa una polemica del giorno, nel tentativo maldestro di spostare l’attenzione dalle vere priorità. Di buon mattino la premier recupera il passaggio di un discorso pronunciato nei giorni scorsi da Stefano Bonaccini. Il presidente del Pd aveva detto che a destra vota “in maniera maggioritaria chi ha poco studiato, vive in aree interne e nelle periferie delle città e sta peggio economicamente”.
“A destra vota chi è meno istruito”. Mea culpa di Bonaccini, ira di Meloni
“In una illuminata lezione, Bonaccini, presidente del Pd, ci spiega – dice la premier – che milioni di italiani votano a destra perché hanno studiato poco. L’abbiamo già sentita. Quelli che votano per loro sono cittadini colti, consapevoli e intelligenti, mentre quelli che votano per noi sarebbero ignoranti da compatire, quando non da rieducare. Forse Bonaccini dovrebbe prendere in considerazione un’ipotesi più semplice: quegli italiani, indipendentemente dalle scuole che hanno frequentato, hanno studiato sulla loro pelle le conseguenze delle politiche della sinistra. Hanno visto città meno sicure, confini senza controllo, periferie dimenticate e lezioni di morale impartite da chi pretende di spiegare agli altri come devono vivere, come devono votare, e come devono pensare. Quegli italiani votano a destra perché noi non chiediamo loro quanti titoli di studio abbiano prima di ascoltarli. Li rispettiamo. Ed è forse proprio questo rispetto che Bonaccini e una certa sinistra, nonostante le molte sconfitte, non hanno ancora studiato abbastanza”.
La replica
Si inserisce subito nella polemica Roberto Vannacci a dimostrazione che le parole della premier puzzano tanto di propaganda e di campagna elettorale. “Io sono orgoglioso e fiero di quel voto”, dice il generale. Il Pd fa quadrato attorno al suo presidente. “Il governo, spaventato dalla crescita di Vannacci, preferisce evidentemente fare campagna elettorale anziché occuparsi delle vere priorità degli italiani: stipendi, sicurezza, sanità e il costo di bollette e carburante”, dichiara il senatore dem Alessandro Alfieri. Ma soprattutto alla premier replica Bonaccini, che spiega che il suo era anche un mea culpa per aver la sinistra abbandonato negli ultimi anni il ceto popolare o meglio nel non essere riuscita ad interpretarne bisogni e rivendicazioni.
“Hanno estrapolato una frase da un ragionamento più complessivo. Io dicevo che negli ultimi dieci anni in Occidente, ogni volta che si è votato, e spesso ha vinto la destra, dal primo al secondo Trump, alla Brexit, alla Le Pen, al voto alla destra in Italia, la destra ha preso un voto non di tutti, ma maggioritario, se scorporiamo, tra coloro che hanno un po’ meno titoli di studio, tra chi sta peggio economicamente e tra chi vive nelle aree interne, nelle campagne, nelle periferie delle città. Questo è accaduto, scorporando il voto, ci sono le analisi, gli studi. Il che non vuol dire che non ci siano plurilaureati che votano la Lega, Fratelli d’Italia o Vannacci. Ma io l’ho detto come problema per la sinistra”, ha detto l’ex governatore dell’Emilia -Romagna.
Priorità
“La sinistra, che ha perso spesso le elezioni in tanti Paesi europei e negli Usa – ha aggiunto – dovrebbe saper rappresentare più e meglio coloro che sono più in difficoltà economicamente, o che nella vita hanno avuto meno opportunità per aver titoli di studio più elevati. È per dire che serve una sinistra più popolare”. E ancora: “Capisco – ha detto ancora Bonaccini – che sia più facile cercare una polemica abbastanza sorprendente col sottoscritto piuttosto che rispondere sul perché paghiamo le bollette, la benzina tra le più care al mondo o perché ci sono troppi precari soprattutto giovani, perché la sanità pubblica sta crollando o perché il Paese non cresce e sarà il peggiore nei 27 dell’Ue per crescita”.