Sondaggio di Termometro Politico, la Lega crolla al 5,6% minimo storico mentre Futuro Nazionale allunga. E il caso Schengen con la Spagna presenta il conto: cala la fiducia in Meloni

Sondaggi TP settembre 2026: la Lega crolla al 5,6%, Futuro Nazionale al 6,9%. Calano i consensi a Meloni, a pesare è il caso Schengen

Sondaggio di Termometro Politico, la Lega crolla al 5,6% minimo storico mentre Futuro Nazionale allunga. E il caso Schengen con la Spagna presenta il conto: cala la fiducia in Meloni

L’ultimo sondaggio di Termometro Politico sulle intenzioni di voto degli italiani mostra uno scenario in rapida evoluzione. La rilevazione diffusa oggi 4 settembre 2026 non si limita a registrare i soliti movimenti di assestamento, ma porta alla luce un quadro politico in subbuglio e segnato da un sorpasso ormai consolidato nel centrodestra, quello di Futuro Nazionale sulla Lega, e da una profonda polarizzazione dell’opinione pubblica sul tema dell’immigrazione che è resa evidente dal caso Ceuta.

Il crollo della Lega e il sorpasso di Futuro Nazionale

Il dato politicamente più rilevante riguarda la Lega di Matteo Salvini che crolla al 5,6% (-0,4%), toccando il minimo storico dall’inizio delle rilevazioni. Il partito del Carroccio infrange una soglia psicologica cruciale, scendendo per la prima volta sotto il 6%.

A capitalizzare questo momento di difficoltà è Futuro Nazionale di Roberto Vannacci, che sale al 6,9% (+0,2%). Ormai il distacco tra i due partiti del centrodestra si attesta su 1,3 punti percentuali: si tratta del divario più ampio mai registrato da quando la formazione dell’ex generale ha scavalcato la Lega, a metà luglio. Un trend che spaventa il partito di via Bellerio perché sembra ormai strutturale e non più legato al semplice effetto novità.

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Il quadro completo: Fdi, Pd e le altre forze politiche

Scorrendo la classifica delle intenzioni di voto, Fratelli d’Italia torna a respirare guadagnando 0,3 punti e attestandosi al 27,4%. Il partito della Premier rimane il perno indiscusso dell’attuale maggioranza, anche se rispetto agli ultimi tempi, quando superava agevolmente il 28%, ha perso terreno.

Sul fronte opposto, il Partito Democratico di Elly Schlein mette a referto un leggero +0,2%, salendo al 21,7%. Stesso andamento per il Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte, che guadagna due decimali e si porta al 12,9%.

La mappa delle forze minori e di centro racconta di soglie di sbarramento sempre più insidiose:

  • Forza Italia resta immobile al 7,4%.
  • Alleanza Verdi e Sinistra (AVS) cede un decimo, fermandosi al 6,1%.
  • Azione compie un mezzo miracolo e sale al 3,0%, tornando a posizionarsi esattamente sulla soglia di sbarramento.
  • Italia Viva scivola al 2,4% (-0,1), restando pericolosamente sotto la soglia.
  • +Europa perde 0,2 punti, assestandosi all’1,7%.

Fiducia a Meloni in picchiata: la sfiducia supera il 60%

Il termometro del consenso personale verso la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni segna un calo termico preoccupante per Palazzo Chigi. La fiducia scende al 36,5% (sommando il 23,5% di chi si dice “molto soddisfatto” e il 13,0% di chi è “abbastanza soddisfatto”).

Rispetto al 37,9% della settimana scorsa, si registra un calo di 1,4 punti: è il secondo ribasso consecutivo da quando le rilevazioni sono riprese dopo la pausa estiva. A destare più di una riflessione è il dato sulla sfiducia: il 53,3% degli intervistati dichiara di “non nutrire alcuna fiducia” verso la Premier (in peggioramento rispetto al 51,5% di sette giorni fa). Considerando le altre quote, quindi anche chi è semplicemente “insoddisfatto”, il dato complessivo della sfiducia rimane stabilmente sopra la soglia del 60%.

Il caso Schengen e la Spagna: gli italiani bocciano lo stop

Se i numeri sui partiti mostrano un elettorato in movimento, il sondaggio TP accende i riflettori su un tema di attualità che sta facendo molto discutere: la proroga dello stop al trattato di Schengen con la Spagna, decisa dal Governo italiano a seguito dell’afflusso di immigrati a Ceuta.

Sul punto la reazione degli italiani è netta e, per molti versi, in controtendenza rispetto alle retoriche di piazza. La maggioranza assoluta (54,3%) critica la mossa dell’Esecutivo, seppur con sfumature diverse:

  • Il 43,6% è il fronte più duro e critico: gli intervistati fanno notare che Ceuta non fa nemmeno parte dell’area Schengen, che nessuno di quegli immigrati è mai arrivato in Europa e che la decisione si configura come una mossa ideologica, tipica della destra anti-immigrati, con evidenti vene razziste.
  • Il 10,7% assume una posizione più moderata, definendo il gesto puramente simbolico e mediatico, oltre che sostanzialmente inutile, dato l’impossibilità pratica di controllare tutti i viaggi tra Italia e Spagna.
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Sul fronte opposto, i favorevoli si fermano al 44,6%, ma anche qui le motivazioni sono spaccate in due:

  • Il 24,9% approva la decisione ma la ritiene timida: auspicano misure ben più radicali, arrivando a chiedere l’abolizione totale di Schengen di fronte a quella che definiscono “un’invasione”.
  • Il 19,7% giudica la misura giusta principalmente come segnale politico, ritenendo che le politiche spagnole sull’immigrazione clandestina favoriscano gli sbarchi, nonostante gli sforzi italiani.

Questo divario di dieci punti tra i due fronti conferma una tendenza emorsa nei ultimi mesi nelle rilevazioni di TP: il tema dei rapporti tra Paesi europei sull’immigrazione genera una polarizzazione estrema, dividendo l’elettorato tra chi legge le misure restrittive come un atto dovuto e chi le considera pretestuose e ideologiche.

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