Nella nota diffusa domenica dalla Farnesina sulla missione del ministro degli Esteri Antonio Tajani all’81ª Assemblea generale delle Nazioni Unite la parola condanna compare una volta sola, e appartiene a mercoledì 23 settembre, al Consiglio di sicurezza sull’Ucraina, dove Tajani ribadirà la condanna “per gli attacchi russi” sui civili, chiederà un cessate il fuoco prima dell’inverno e parlerà di ricostruzione. Oggi, su delega della presidente del Consiglio, è lui che guida la delegazione italiana all’apertura.
Giovedì tocca al Medio Oriente. Lì la nota prevede l’impegno “per la ricostruzione di Gaza”, cioè della Striscia dove Amnesty International, nel rapporto del 5 dicembre 2024, ha concluso che Israele commette un genocidio. Poi sostegno umanitario, accoglienza, Food for Gaza, corridoi universitari. Solo ricostruzione.
Eppure un cessate il fuoco a Gaza esiste già dall’ottobre 2025, e secondo il ministero della Salute di Gaza da allora i morti sono oltre 1.300. Sabato un drone israeliano ha ucciso a Jabalia Basir al-Bursh, figlio di Munir al-Bursh, direttore generale proprio del ministero che tiene quel conto. Le autorità sanitarie lo hanno messo nel bilancio del giorno, l’esercito israeliano lo ha definito comandante della forza d’élite di Hamas: il ministero del padre ha dato il nome, l’esercito che lo ha colpito la didascalia. In Tunisia intanto l’11 settembre un giudice istruttore ha prorogato di quattro mesi la detenzione dei quattro membri tunisini della Global Sumud Flotilla, e Wael Naouar, che rifiuta il cibo dal 16 agosto, ora ha accanto gli altri tre in sciopero della fame.
Quel giovedì, secondo il Times of Israel, all’Assemblea parla anche Benjamin Netanyahu, lo stesso giorno in cui l’Italia ha in agenda la ricostruzione, e nel programma di quel giovedì la parola condanna manca.