L'Editoriale

L’insostenibile partito della guerra

L’insostenibile partito della guerra

Giorgetti ne prende atto “non senza rammarico”. Anche se, con tutta la delusione del ministro, gli italiani – alle prese con i prezzi dei carburanti fuori controllo, l’inflazione, la crescita più bassa della zona euro e i salari in picchiata – non metteranno certo insieme il pranzo con la cena.

La notizia arrivata ieri dall’Istat, che certifica per il 2025 il rapporto deficit-Pil al 3,1%, non fa, del resto, che aggravare un quadro già di per sé complicato. Tradotto, l’Italia resta sotto procedura di infrazione Ue e i cordoni della borsa, malgrado quattro anni di rigore e sacrifici, resteranno tiratissimi a dispetto di una pressione fiscale che, durante il governo Meloni, ha raggiunto il livello record del 42,9%. Ora, in un Paese serio, un governo altrettanto serio dovrebbe prendere atto del proprio fallimento e dimettersi. O almeno, dando per scontato che non accadrà mai, correggere la rotta. Innanzitutto archiviando la scellerata idea di destinare lo 0,9% del Pil – circa 21-22 miliardi di euro – al riarmo, fermo restando che un rallentamento, a questo punto, sarà inevitabile. E negoziare con Bruxelles flessibilità per provvedere alle primarie necessità dei cittadini: dalla sanità (5,9 milioni di italiani hanno rinunciato alle cure) al welfare (a cominciare dagli asili nido, ormai ridotti ad un privilegio per pochi). Altro che rimpinguare gli arsenali militari.

In attesa che il rammarico del ministro Giorgetti si traduca in atti di governo, non resta che aspettare che, anche tra i banchi dell’opposizione, il partito del riarmo si riprenda dalla sbronza bellicista ormai dilagante in tutta l’Ue. Non fosse bastata la lezione tedesca impartita dall’Afd nelle recenti elezioni regionali al partito della guerra del cancelliere Merz, sarebbe sufficiente prendere atto dei numeri per capire che, in un simile contesto, l’incremento della spesa militare sarebbe non solo insostenibile, ma soprattutto immorale.. I 5 Stelle e Avs lo hanno capito da tempo – Conte lo ha messo nero su bianco nel programma votato dagli iscritti su Nova – mentre il Pd, ostaggio del plotoncino riarmista dei riformisti, si arrampica sugli specchi. Se alla fine sposasse le loro posizioni, che sono le stesse del governo, Schlein dovrebbe rinunciare a proporsi agli elettori come alternativa a Meloni.