Con l’avvicinarsi delle elezioni politiche in Israele e alla luce dei sondaggi che lo danno in difficoltà, il primo ministro Benjamin Netanyahu continua a lanciare appelli ai suoi alleati di governo affinché la coalizione, oggi traballante, resti unita. Un invito che rende evidenti i timori del leader israeliano in vista delle urne e che è stato subito sfruttato dal suo attuale ministro della Sicurezza Nazionale e leader dell’estrema destra, Itamar Ben Gvir, apparso più che mai deciso a ottenere il massimo da un eventuale accordo politico.
In una conferenza stampa tenuta a Gerusalemme per presentare il programma del proprio partito, Otzma Yehudit, in vista delle elezioni del 27 ottobre, il discusso ministro ha teso la mano a Bibi, ponendo però precise condizioni. Come da lui stesso affermato, in caso di alleanza e di conseguente vittoria elettorale, Netanyahu dovrà concedergli la carica di ministro della Difesa nella prossima legislatura. Ma non è tutto. Ben Gvir pretende, sempre stando a quanto da lui stesso dichiarato, che anche la poltrona di ministro della Giustizia venga assegnata al suo partito e, per la precisione, alla sua vice, Tally Gotliv.
Il programma shock di Ben Gvir
Sono molte le misure sostenute dal partito Otzma Yehudit che, almeno agli occhi di una parte dell’opinione pubblica occidentale e araba, rendono particolarmente controverse le richieste di Ben Gvir. Secondo quanto riportato dai media israeliani, infatti, il leader di estrema destra intende portare avanti piani per “incoraggiare” i palestinesi a lasciare la Striscia di Gaza e la Cisgiordania e intende ottenere il licenziamento del procuratore generale, con il quale è da tempo in rotta di collisione.
Inoltre, intende allentare i vincoli imposti alle forze armate nello svolgimento delle operazioni militari e sarebbe interessato a limitare drasticamente il potere e l’indipendenza della magistratura. A riportare questi punti programmatici è il Times of Israel, secondo cui il programma di Otzma Yehudit in materia di sicurezza prevede di “incoraggiare l’emigrazione volontaria” dei palestinesi e di “disarmare” l’Autorità Palestinese, oltre a modificare le regole di ingaggio e il codice etico delle Forze di difesa israeliane (IDF), redatto dal filosofo Asa Kasher e criticato da Otzma Yehudit perché considerato “progressista”.