I prezzi dei carburanti salgono alle stelle, con benzina e diesel che continuano a salire nonostante il netto ribasso delle quotazioni del petrolio, ma intanto i salari degli italiani restano fermi. Anzi, arretrano, come sottolinea l’Ocse ricordando che dal 2021 a oggi i salari reali – ovvero valutati in funzione dell’inflazione – sono scesi del 6,1%.
Il nuovo Interim report dell’Economic Outlook dell’Ocse evidenzia che l’aumento dei prezzi del carburante per i consumatori, causato dai rincari del petrolio per la guerra in Medio Oriente, arriva in un momento di stagnazione per i salari reali. Soprattutto in alcune economie del G20, come l’Italia, dove i salari reali sono ancora inferiori del 6,1% rispetto al primo trimestre del 2021.
I salari reali fermi mentre il caro energia galoppa
Così il rialzo delle stime di crescita del Pil per l’Italia (si ipotizza un +0,9% per il 2026) non può essere motivo di festeggiamenti, se pensiamo al problema dell’inflazione, del caro energia e di retribuzioni reali che non riescono a risalire. Il problema riguarda principalmente l’Italia, ma anche Giappone e Sudafrica.
I dati dell’Ocse, secondo il segretario della Cgil, Maurizio Landini, hanno confermato, “sbugiardando le propagande elettorali che il governo sta mettendo in campo, che c’è bisogno di una crescita reale dei salari che si fa riducendo il prezzo della benzina, determinando una tutela diversa sulla salute, ma soprattutto intervenendo sul fisco. Rivendichiamo l’introduzione di un meccanismo che restituisca il fiscal drag, che non faccia pagare a lavoratori dipendenti e pensionati quella quantità di tasse in più che stanno pagando a gratis e che serve solo al governo ma non ha alcun ritorno sulla vita delle persone”.