Morti sul lavoro, vent’anni di leggi non fermano le stragi. Dopo il Colosseo, le proposte Fillea: dai processi ai subappalti

Dal Testo unico del 2008 al badge di cantiere i morti sul lavoro restano più di tre al giorno: la Fillea mette in fila 13 proposte

Morti sul lavoro, vent’anni di leggi non fermano le stragi. Dopo il Colosseo, le proposte Fillea: dai processi ai subappalti

Nella notte fra martedì e mercoledì Andrea Moretti, operaio rocciatore di 22 anni arrivato dal Teramano, lavorava alla nuova illuminazione del Colosseo quando è caduto da una decina di metri dal secondo ordine dell’anfiteatro. Secondo l’Ansa l’accensione delle luci era fissata per il 9 ottobre e il ragazzo è stato trovato con l’imbracatura non agganciata alla fune.

La Procura di Roma indaga per omicidio colposo e il Colosseo è rimasto chiuso per lutto. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha fatto sapere che “morire a 22 anni è inaccettabile” e che il governo continuerà “a fare la nostra parte”, e allora conviene controllare con calma che cosa sia stata finora questa parte.

Vent’anni di decreti dopo le stragi

La legge migliore è anche la più vecchia e la meno applicata. Il Testo unico sulla sicurezza, il decreto legislativo 81 del 2008, fu approvato in quattro mesi dopo il rogo della ThyssenKrupp di Torino che nella notte fra il 5 e il 6 dicembre 2007 uccise sette operai, e riordinò le regole in un solo testo. Il calo dei morti era già cominciato e l’Inail, l’istituto che assicura i lavoratori contro gli infortuni, passò dai 1.341 morti del 2006 ai 1.120 del 2008, eppure dieci anni dopo, secondo l’associazione dei mutilati e invalidi del lavoro Anmil, mancavano ancora almeno una ventina di decreti attuativi. Poi la curva si è piantata. Nella relazione annuale presentata questa settimana alla Camera i morti sul lavoro denunciati nel 2025 sono 1.198, più di tre al giorno, esattamente come allora.

Da lì in avanti le norme sul lavoro arrivano a rate, spesso a lutto fresco. Dopo il crollo del cantiere di via Mariti a Firenze, dove il 16 febbraio 2024 morirono cinque operai, il governo ha infilato nel decreto-legge 19 la patente a crediti, obbligatoria nei cantieri dal 1° ottobre 2024: secondo la Fillea Cgil, il sindacato degli edili, ne sono state rilasciate circa 400 mila contro 800 mila imprese attese, e chi ha l’attestazione Soa per gli appalti pubblici dalla terza classe in su ne è esentato.

Un anno prima il nuovo Codice degli appalti, il decreto legislativo 36 del 2023, aveva riaperto la porta al subappalto a cascata che le regole precedenti vietavano e che Bruxelles contestava. L’ultimo intervento, il decreto-legge 159 dell’ottobre 2025, ha aggiunto un badge di cantiere che dice chi entra e tace su chi comanda il lavoro. Anche Andrea Moretti, secondo Sky Tg24, lavorava in subappalto.

Tredici proposte sul tavolo

La Fillea ha messo in fila le sue richieste il giorno stesso a Quinto di Treviso, con i dati provvisori dell’Inail in mano: almeno 86 morti nell’edilizia fra gennaio e luglio 2026. Si parte dalla giustizia, perché nei procedimenti seguiti dal sindacato il processo comincia in media dopo tre anni, e il sindacato chiede una Procura nazionale del lavoro con competenze specialistiche e il gratuito patrocinio per i familiari delle vittime a prescindere dal reddito, come prevede la proposta di legge 2904 presentata ad aprile.

Sugli appalti il sindacato vuole fermare il subappalto al primo livello e alle sole lavorazioni specialistiche, sostituire la patente con un sistema vero di qualificazione delle imprese, avere più ispettori e abrogare le norme sul preavviso delle ispezioni. Poi il caldo, con lo stop del lavoro quando si superano i 35 gradi percepiti. E l’amianto, a cui l’Istituto superiore di sanità, Iss, attribuisce circa 4.400 morti l’anno. Sono misure da manutenzione ordinaria e il loro costo è la fatica di scriverle prima del prossimo morto sul lavoro.

Al Colosseo il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha voluto precisare che una corona di fiori come quella deposta per Andrea Moretti «non si improvvisa in pochi minuti». Ha ragione. Vale anche per la sicurezza sul lavoro.