Da una parte il Papa che invoca la pace e auspica la fine di ogni conflitto, dall’altra l’Europa che rilancia con più forza che mai la corsa al riarmo e rinnova la chiamata alle armi. “Il diritto internazionale e il multilateralismo sottolineano l’eguaglianza effettiva degli Stati nelle loro relazioni reciproche e costituiscono il miglior antidoto alla volontà di dominio, che è all’origine di ogni conflitto. Oggi, le relazioni umane e tra gli Stati si fanno sempre più barbare. Il valore della parola data è disprezzato; ci si vanta piuttosto della menzogna e dell’inganno”, ha detto il Papa sottolineando che “l’Europa può porre fine a questa spirale grazie al rispetto per l’altro che ha saputo coltivare e preservare”. E ancora: “La ricerca della pace in Europa, così come nel resto del mondo, non deve essere confusa con un ingenuo irenismo. Bisogna guardarsi dall’illusione del riarmo”.
Il Papa invoca la pace ma l’Europa pensa solo al riarmo
Per Leone XIV “favorire la pace è un’opera attiva. Oggi bisogna chiedersi se stiamo realmente facendo ‘sforzi creativi’ per promuovere la pace mondiale, o se stiamo semplicemente cercando di arginare l’emorragia della guerra e prepararci meglio a quelle che presumiamo debbano ancora venire. Purtroppo oggi la guerra è riapparsa, anche in Europa: una nuova ‘inutile strage’, che ogni giorno causa innumerevoli vittime civili”. Parole che dovrebbero pesare come macigni e che vengono dall’Europa di Ursula von der Leyen lasciate cadere nel vuoto. Nelle stesse ore in cui parlava il Papa in Francia si teneva a Bruxelles il consiglio Ue della Difesa.
Dalla pace alla chiamata alle armi
La sintesi del vertice l’ha fornita l’Alta rappresentante europea Kaja Kallas: “L’Europa deve riarmarsi più rapidamente e in modo più efficace per raggiungere il nostro obiettivo per il 2030. L’Europa ha bisogno di un cambiamento deciso nella portata e nella velocità degli investimenti nella difesa, nello sviluppo delle capacità, nell’innovazione e nella capacità industriale”, ha sostenuto Kallas. Ricordiamo, per inciso, che l’obiettivo a cui fa riferimento l’Alta rappresentante Ue è al piano di riamo europeo. Ovvero 800 miliardi euro da mobilitare entro il 2030 per potenziare la spesa per la difesa. Per il resto il canto della Kallas si snoda sempre sullo stesso ritornello: continuare ad armare Kiev e punire la Russia.
Solita musica sulla guerra in Ucraina
“L’Ucraina potrebbe beneficiare di un importo massimo di 20 miliardi attingendo ai fondi residui previsti dall’iniziativa Safe per la difesa”, ha detto Kallas che ha poi invitato gli Stati membri a inviare missili all’Ucraina. “Abbiamo già approvato piani di approvvigionamento nell’ambito del prestito a sostegno dell’Ucraina, che comprendono l’acquisto di missili Patriot provenienti dalla produzione statunitense. Tuttavia, la produzione dei missili richiede tempo e Kiev ha bisogno dei Patriot adesso. Una possibilità è che gli Stati membri e i partner forniscano all’Ucraina missili provenienti dalle proprie scorte in cambio di una successiva fornitura finanziata dal prestito a sostegno dell’Ucraina”, ha suggerito.
E poi per svelenire il clima, si fa per dire, ha invitato a “ restare vigili” perché “dalle nostre informazioni di intelligence emerge che la Russia sta pianificando ulteriori atti di sabotaggio e attacchi contro le nostre democrazie, con l’obiettivo di dividere e intimidire le nostre società e dissuaderle dal continuare ad aiutare l’Ucraina. È qualcosa che Mosca ha in mente”.
Armi a Kiev, sanzioni a Mosca
Kallas ha definito deplorevole la decisione di rimuovere dalla lista dei sanzionati gli oligarchi Usmanov e Fridman, “ma dobbiamo lavorarci su e concentrarci piuttosto sull’aspetto positivo: ovvero che 2.998 soggetti rimarranno sotto sanzione per tre anni”. “Ora – ha spiegato – la situazione è opposta. Per rimuoverli dall’elenco, serve il consenso di tutti; non è che la proroga richieda l’approvazione di tutti. Concentriamoci quindi su questo aspetto; dobbiamo assolutamente aumentare la pressione” e “stiamo proponendo ulteriori sanzioni che colpiscono il complesso militare-industriale e le finanze della Russia, perché vogliamo che questa guerra finisca”.