Garlasco, chiuse le indagini su Sempio. E dai dati grezzi dei Ris spuntano due esami spariti che avrebbero potuto scagionare Stasi nel 2007

L'ennesimo colpo di scena della vicenda Garlasco contenuto nella chiusura delle indagini della procura di Pavia ai danni di Andrea Sempio

Garlasco, chiuse le indagini su Sempio. E dai dati grezzi dei Ris spuntano due esami spariti che avrebbero potuto scagionare Stasi nel 2007

Due esami, il cui esito non è mai arrivato ai magistrati. Due esami che avrebbero potuto scagionare Stasi dall’inizio. È l’esito, sconvolgente, emerso dall’avviso di conclusione delle indagini preliminari, notificato oggi ad Andrea Sempio dalla procura di Pavia, che ha depositato tutti gli atti, comprese le indagini integrative.

Il capo di incolpazione nei confronti di Sempio, indagato nell’ambito dell’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi, resta invariato. A colpire, dalla lettura della nota del procuratore Fabio Napoleone, è che i carabinieri del Ris di Parma nel 2007 avrebbero nascosto ai pm l’evidenza (fondamentale) che sui pedali della bicicletta Umberto Dei di Alberto Stasi non venne rilevata alcuna traccia di dna attribuibile a Chiara Poggi.

Garlasco, quel sangue mai trovato sulla bici di Stasi

Secondo le ricostruzioni della procura, il 20 settembre 2007, nei laboratori dei Ris di Parma, vengono eseguite due corse elettroforetiche sul campione “bu_p”, estratto dai pedali della bici di Stasi. Entrambe erano negative. Tuttavia il giorno prima lo stesso campione aveva dato un profilo attribuito a Chiara Poggi “oltre ogni ragionevole dubbio” dal consulente dell’epoca. Così, di quei tracciati che scagionavano Stasi, scrive la Procura di Pavia, non c’è traccia in alcun atto del processo.

A trovarli sono stati i consulenti della difesa di Stasi, Ugo Ricci e Pasquale Linarello, nei “raw data” consegnati dai Ris di Parma alla Procura il 6 novembre 2025. Per loro le contro-analisi erano “idonee” a scagionare l’ex fidanzato già 19 anni fa. Una valutazione di parte, naturalmente. Tuttavia i consulenti dei pm, Carlo Previderè e Pierangela Grignani, hanno confermato che all’epoca servisse un approfondimento che, dalle indagini pavesi, “non risulta essere stato effettuato”.

Il nodo dell’impronta prova 33

Poi c’è il capitolo “scarpa”. I consulenti Gianpaolo Iuliano e Nicola Caprioli scrivono che la memoria della difesa Sempio sull'”impronta 33″ non introduce elementi tali da cambiare le conclusioni. Sulla traccia di scarpa, gli accertamenti “non consentono di sostenere” un’incompatibilità fisica con il piede di Sempio. Una successiva valutazione ha inoltre rilevato la compatibilità delle misure del suo piede con quelle di una scarpa Frau numero 42.

Sul piano medico-legale, le nuove analisi disposte dalla Procura, affidate alla professoressa Cristina Cattaneo e al professor Biagio Fugenio Leone, indicano che le lesioni riportate da Chiara Poggi sarebbero state prodotte prima della morte, con un intervallo minimo orientativamente compreso fra 15 e 30 minuti e una possibile sopravvivenza fino a 60 minuti. La causa del decesso viene confermata nella lesione all’occipite. Secondo i consulenti, il quadro complessivo è compatibile con una colluttazione e con lesioni da difesa.

Niente consulenza psichiatrica

Quanto alla consulenza psichiatrica su Sempio, il professor Roberto Catanesi ha riferito di non poter rispondere ai quesiti senza un esame clinico diretto, al quale l’indagato si è rifiutato di sottoporsi. Gli accertamenti sulla capacità di Sempio sono pertanto sospesi. La Procura precisa infine che non è mai stata avanzata al Procuratore generale alcuna richiesta di proposta di revisione della condanna di Alberto Stasi. Decorsi i termini di legge, saranno assunte le determinazioni in merito all’azione penale.

La famiglia Poggi: “Nulla di nuovo”

“Secondo quanto emerge dal comunicato della Procura di Pavia, sarebbe stato svolto in questi mesi un ulteriore approfondimento tecnico di parte volto a sostenere l’astratta possibilità che Andrea Sempio avesse calzato quel giorno delle scarpe Frau 42 a dispetto del comune buon senso”, hanno commentato – freddi – gli avvocati Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna , difensori della famiglia di Chiara Poggi.

“Per il resto, i dati apparentemente evocati in relazione alle prove che furono acquisite in contraddittorio nei confronti di Alberto Stasi non fanno che riproporre dei temi di prova già noti ed ampiamente approfonditi nel relativo processo, sia sotto il profilo genetico che sotto quello medico-legale”, aggiungono i legali.

“A questo punto, ci auguriamo che la vicenda possa essere sottoposta quanto prima alla competente Corte di Appello”, ossia si arrivi alla revisione, “la quale potrà rilevare l’assenza di qualsiasi elemento di novità, ponendo auspicabilmente fine all’impropria ricerca di un colpevole alternativo”.