La Sveglia

L’unità di misura della tregua a Gaza è lo spazio sottratto

Nella Striscia di Gaza la tregua si misura in spazio sottratto. Lunedì al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite il coordinatore speciale ad interim per il processo di pace in Medio Oriente, Ramiz Alakbarov, ha letto le osservazioni del segretario generale António Guterres: le autorità israeliane hanno confinato la popolazione di Gaza in circa il 30 per cento del territorio, mentre le uccisioni di civili continuano.

Sull’altro lato della Linea Gialla, secondo un’analisi di immagini satellitari del New York Times, l’esercito israeliano ha costruito almeno una dozzina di avamposti, si è spinto oltre la linea di ritiro concordata e ha steso pavimentazione nuova dove prima della tregua c’erano le macerie. Il 2 settembre il primo ministro Benjamin Netanyahu era lì: «restiamo su questa linea». Di là, le macerie diventano asfalto. Di qua restano dove sono: il Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (Undp) ha spiegato al Guardian che per rimuoverle serviranno dai sette ai dieci anni e che le autorità israeliane limitano l’ingresso dei macchinari, considerando parte delle attrezzature utilizzabili anche da Hamas.

Il ministero della Salute di Gaza conta 1.421 palestinesi uccisi dall’inizio della tregua e 74.022 dall’ottobre 2023. Nel dicembre 2024 Amnesty International ha concluso che Israele commette un genocidio anche imponendo ai palestinesi di Gaza condizioni di vita calcolate per distruggerli fisicamente. A Tunisi quattordici persone arrestate dopo il corteo del 19 settembre per i quattro organizzatori della Global Sumud Flotilla sono finite in custodia cautelare, come ha confermato ad Al Jazeera un avvocato della difesa, e tre dei quattro restano in sciopero della fame. Alakbarov ha chiuso così il capitolo su Gaza: «lo spazio per la ripresa» finora è stato negato.