L'Editoriale

Riarmo Usa & getta

Il paradosso: la fetta più grande della torta per il riarmo Ue finirà agli Usa. Cioè all’alleato dal quale dovremmo affrancarci

Riarmo Usa & getta

Il piano funziona così. Sul piatto ci sono 800 miliardi per potenziare gli eserciti dei 27 Paesi Ue. Per la serie ognun per sé mentre di difesa comune non si parla neppure. In compenso, non è chiaro chi sia il nemico da cui dovremmo difenderci ma è chiarissimo chi beneficerà di questo fiume di denaro messo sul tavolo dalla Commissione guidata da Ursula bomb der Leyen.

Riarmo Ue: per affrancarci dagli Usa, li ingrassiamo

Basta riascoltare le dichiarazioni dei vertici politici e di quelli militari dell’Alleanza atlantica, del resto, per rendersi conto del cortocircuito. Da una parte c’è la Nato del segretario generale Mark Rutte.

“Per contrastare la minaccia a lungo termine che la Russia rappresenta per la sicurezza e la stabilità euro-atlantica e la persistente minaccia del terrorismo, gli Alleati stanno rispettando l’impegno di difesa assunto all’Aia – recita la dichiarazione finale del vertice di Ankara–. Nel 2025, gli Alleati europei e il Canada hanno aumentato i loro investimenti nei requisiti fondamentali di difesa di oltre 139 miliardi di dollari. I nostri investimenti ci stanno fornendo le capacità di cui abbiamo bisogno, rafforzando al contempo la nostra base industriale e la nostra resilienza”.

Poi, però, c’è la Nato del generale Usa Alexus Grynkevich, comandante supremo delle forze alleate in Europa: “La Russia non cerca un conflitto. Capisce il concetto di ‘alleanza difensiva’ e comprende che abbiamo una serie di vantaggi asimmetrici”. Due versioni che si elidono a vicenda.

Riarmo Ue: i conti non tornano

I conti, insomma, non tornano. Soprattutto quelli della serva: chi paga e chi incassa. L’Agenzia europea per la difesa (Eda), ha certificato ieri che la spesa militare degli Stati Ue ammontava nel 2025 a 418 miliardi di euro (il 2,2% del Pil dell’intera Unione europea) ma potrebbe raggiungere i 547 miliardi di euro entro il 2029.

Un’enormità se si considera che la Russia, il presunto nemico da cui dovremmo difenderci, quest’anno destinerà alla difesa 166,8 miliardi di dollari. Meno di un terzo di quanto spenderà l’Europa tra poco più di due anni. E non è tutto. Sempre ieri il vice ministro degli Esteri, Edmondo Cirielli, ha spiegato che “produciamo le armi non semplicemente perché vogliamo guadagnare, ma perché vogliamo avere un’autonomia di difesa”.

Ma il paradosso, come racconta Giulio Cavalli oggi su La Notizia, è che la fetta più grande della torta messa sul piatto per il riarmo dei Paesi Ue finirà in tasca agli Stati Uniti. Cioè all’alleato dal quale, con il ritorno di Trump alla Casa Bianca, l’Europa dovrebbe affrancarsi, garantendo la propria difesa, non potendo più contare sull’ombrello militare Usa. Dall’invasione russa dell’Ucraina al giugno 2023, il 78 per cento degli acquisti militari dei Paesi Ue è stato effettuato fuori dall’Unione e il 63 per cento negli Stati Uniti, cioè proprio dal fornitore da cui il Rearm Eu dovrebbe renderci indipendenti.

Ma non finisce qui. Il fondo da 150 miliardi di prestiti garantiti dal bilancio europeo a cui hanno aderito 19 Paesi, Italia compresa, impone di tenere in Europa almeno il 65 per cento del valore dei componenti. Ma c’è un ma. Come ha scoperto Investigate Europe, per i contratti firmati prima del giugno 2026, quei prestiti si possono usare anche per comprare dalle aziende americane. Sarà anche europeo, ma il riarmo Ue veste tanto a stelle e strisce.