Agricoltori calabresi in rivolta contro il caro carburante: alta tensione sulla A2, a Pizzo

Agricoltori calabresi in rivolta contro il caro carburante: tensione sulla A2, a Pizzo. I manifestanti disperati chiedono aiuto al governo

Agricoltori calabresi in rivolta contro il caro carburante: alta tensione sulla A2, a Pizzo

Il caro carburante causato dalla guerra degli Usa e di Israele contro l’Iran presenta il conto. Dopo mesi di sacrifici, ormai da giorni sono in corso le proteste degli agricoltori in tutto il Paese e in particolare in Calabria, dove questa mattina si sono registrati momenti di forte tensione.

Durante la protesta per il caro carburante e la crisi del settore, i manifestanti si sono radunati allo svincolo di Pizzo (Vibo Valentia) dell’A2 Salerno-Reggio Calabria, nel tentativo di chiedere al governo di fare di più. Come riporta l’Ansa, nel corso delle proteste, un manifestante, sopraffatto dalla disperazione, si è sdraiato sull’asfalto con le lacrime agli occhi. Attorno a lui si sono stretti altri agricoltori, alcuni con le mani sul volto, altri abbracciati ai colleghi.

Agricoltori calabresi in rivolta contro il caro carburante: alta tensione sulla A2, a Pizzo

La scena, secondo quanto riportano fonti locali, si è consumata davanti al dispositivo delle forze dell’ordine schierato per impedire l’accesso diretto all’autostrada. Un cordone che alcuni manifestanti hanno tentato di superare, senza riuscirci. Insomma l’accesso all’A2 è stato impedito ai manifestanti e, nonostante il confronto teso, i funzionari presenti hanno mantenuto il dialogo con i manifestanti per evitare un’escalation.

Quel che è certo è che la mobilitazione degli agricoltori, iniziata diversi giorni fa e proseguita in diversi punti della Calabria, ha ormai assunto dimensioni regionali. Questa mattina era atteso a Pizzo l’arrivo di altri agricoltori dal Crotonese, con numerosi trattori diretti al presidio. Alla base della protesta, secondo i manifestanti, c’è una crisi che va oltre il caro carburante e coinvolge i costi di produzione, i prezzi riconosciuti alle aziende agricole, i danni provocati dalla fauna selvatica e la concorrenza dei prodotti esteri.

Il nodo principale, spiegano i manifestanti, resta la distanza tra le spese sostenute e il prezzo di vendita dei prodotti, una forbice che, secondo gli agricoltori, mette a rischio la sopravvivenza stessa delle aziende.