Europa e G7 cedono ai diktat di Trump: ok all’uso di riserve strategiche di gasolio

Gli Usa hanno minacciato il divieto all’export di diesel. L’Ue per evitarlo ha dovuto accettare di rilasciare le sue scorte

Europa e G7 cedono ai diktat di Trump: ok all’uso di riserve strategiche di gasolio

L’Europa paga ancora una volta il prezzo della sua dipendenza energetica e della mancanza di autonomia strategica. Che si tratti di gas o di petrolio, il continente resta esposto alle crisi e alle scelte di potenze esterne: dalla Russia alla Libia, dall’Algeria all’Azerbaigian, fino agli Stati Uniti. Questa volta il nodo è il gasolio, con i prezzi del diesel schizzati ai massimi storici e l’amministrazione Trump pronta a valutare misure drastiche per contenere il caro-carburanti interno. Negli Stati Uniti il prezzo del diesel è salito fino a 6,5276 dollari, oltre il 70% in più rispetto ai livelli prebellici. Un’emergenza che rischia di pesare sui repubblicani in vista delle midterm di novembre e che ha spinto Donald Trump a riunire i suoi consiglieri per valutare un possibile stop, o comunque una limitazione, alle esportazioni.

Europa e G7 cedono ai diktat di Trump: ok all’uso di riserve strategiche di gasolio

Uno scenario da incubo per gli alleati europei, sempre più dipendenti dalle forniture americane dopo la guerra russa in Ucraina e la crisi aperta dagli Stati Uniti con l’Iran. Per evitare il blocco dell’export, Washington ha chiesto agli alleati di usare le proprie riserve. Il segretario al Tesoro Scott Bessent lo ha scritto su X: gli Stati Uniti stanno facendo la loro parte per stabilizzare i mercati energetici globali e si aspettano che i partner facciano seguire i fatti agli impegni. In sostanza: agricoltori, autotrasportatori e imprese americane non devono pagare il prezzo di una carenza mondiale di diesel.

C’è chi ordina e chi obbedisce

La risposta è arrivata dal G7. Dopo un colloquio con Trump, il presidente francese Emmanuel Macron ha convocato una videoconferenza dei leader, che hanno concordato il rilascio coordinato di ingenti scorte di gasolio dalle riserve strategiche. Nel comunicato finale, i Paesi del G7 parlano di “volatilità senza precedenti” sui mercati petroliferi e di misure “decisive e coordinate” per stabilizzare le forniture, proteggere famiglie e imprese dagli shock dei prezzi e rafforzare la resilienza energetica. Il pacchetto prevede il rilascio coordinato, tramite l’Agenzia internazionale dell’energia, di 100 milioni di barili nell’arco dei prossimi quattro mesi, con una quota significativa di diesel nei primi venti giorni.

Il G7 coordinerà anche la manutenzione delle raffinerie per evitare interruzioni simultanee e chiederà ai Paesi con capacità di raffinazione di aumentare la produzione. Al tempo stesso, i leader si impegnano a non imporre restrizioni all’export di energia tra alleati. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha accolto con favore la decisione di non imporre blocchi all’export e ha sostenuto il rilascio coordinato delle scorte, ribadendo però la rotta verso la transizione pulita. Giorgia Meloni, presente alla videoconferenza, ha sostenuto un’azione coordinata e mirata sul gasolio e ha rilanciato la proposta di un dialogo strutturato tra G7 e Paesi del Golfo.

L’allarme della Commissione e i numeri della dipendenza dell’Europa dagli Usa

La Commissione Ue, già in mattinata, aveva respinto categoricamente l’ipotesi di un divieto americano sul gasolio. Una portavoce ha avvertito che una scelta del genere non sarebbe vantaggiosa per nessuno e minerebbe la fiducia negli Stati Uniti come partner affidabile. Dalla fine di febbraio, con la crisi in Medio Oriente, i prezzi del gas sono aumentati del 140% e quelli del gasolio sono raddoppiati, con effetti pesanti su cittadini e industria. I numeri spiegano la vulnerabilità europea.

La quota di importazioni di diesel dagli Stati Uniti verso l’Ue è passata dal 21% del 2025 al 45% tra aprile e maggio, fino a superare il 50% ad agosto 2026. Francia e Gran Bretagna sono tra i Paesi più esposti, con il 36% e il 26% delle importazioni. La Spagna è al 19%, mentre l’Italia dipende meno dal diesel americano, con circa il 4% del gasolio acquistato dall’estero. Il quadro cambia sul petrolio: Roma importa dagli Usa circa il 9% del fabbisogno, mentre per l’Ue la quota americana è arrivata al 14,5%, facendo degli Stati Uniti il primo partner complessivo nel 2025. La lezione è chiara: senza autonomia energetica, l’Europa resta sempre un passo indietro nelle crisi globali.