Passano i giorni, ma il tema della presenza militare italiana in Arabia Saudita continua a dividere la politica italiana. Il dossier è finito al centro dell’audizione del ministro della Difesa Guido Crosetto davanti alle Commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato, tenutasi questa mattina.
Il titolare della Difesa ha spiegato che la presenza italiana in Arabia Saudita “non si configura come una nuova missione” e “poggia su un quadro giuridico chiaro e su un percorso parlamentare che è stato totalmente trasparente”.
Le parole di Crosetto sui militari italiani in Arabia Saudita
Crosetto, rispondendo a una domanda sulla natura della presenza italiana in Arabia Saudita, ha ricordato le risoluzioni approvate lo scorso marzo da Camera e Senato, “che impegnavano il governo a rafforzare tempestivamente le capacità di difesa e protezione delle missioni italiane nei teatri operativi del Medio Oriente”, alla luce del conflitto tra Israele, Stati Uniti e Iran e della rappresaglia iraniana contro siti americani nei Paesi del Golfo.
Le risoluzioni prevedevano, ha spiegato il ministro, “il dispiegamento e rischieramento di sistemi di difesa aerea, di antimissilistica e di sorveglianza a protezione dei cittadini italiani, a supporto dei Paesi partner dell’area del Golfo, della salvaguardia delle infrastrutture strategiche e degli interessi primari nazionali”. “Tale autorizzazione è stata poi confermata nel quadro della proroga delle missioni internazionali” di luglio, “a valle di un ciclo di audizioni in cui sono stati forniti tutti gli elementi specifici”.
“Pertanto, è evidente che la presenza dei nostri militari in Arabia Saudita non si configura come una nuova missione, ma è conseguenza del riposizionamento di due task force, facenti parte dell’Operazione Inherent Resolve, annunciato e discusso in tutte le sedi parlamentari previste – ha sottolineato Crosetto –. Parliamo di una forza totale di circa 500 militari, suddivisi in una task force air e una task force land”. “Il Parlamento è stato sempre, ripeto sempre, adeguatamente coinvolto nella decisione di riposizionare all’interno del perimetro autorizzativo previsto le capacità esistenti e non più impiegabili dove erano dislocate, e cioè in Iraq e Kuwait”, ha aggiunto il ministro.
Il Movimento 5 Stelle non si accontenta
L’intervento di Crosetto non ha però convinto il Movimento 5 Stelle. Arnaldo Lomuti, capogruppo del M5S nella Commissione Difesa della Camera, in una nota ha criticato duramente l’audizione. “Abbiamo contestato al ministro Crosetto che la nostra nutrita presenza militare nel teatro di guerra saudita non è un semplice rischieramento difensivo, come presentato formalmente al Parlamento, ma una nuova missione, anzi due nuove missioni – una dell’Aeronautica e una dell’Esercito – come riporta da luglio lo stesso sito internet del Ministero della Difesa, con tanto di nuovi nomi e nuove toppe per le divise, anch’esse pubblicate sul sito. Ha risposto che si tratta di errori di comunicazione di cui non si era accorto e di non sapere nulla delle toppe. No comment”.
Per questo, conclude Lomuti, “abbiamo quindi chiesto al ministro dove siano stati riposizionati i nostri caccia Typhoon superstiti all’attacco sulla base di Taif e che mansioni stiano svolgendo: non ha risposto. Abbiamo infine chiesto perché la Difesa non abbia mosso un dito per tutelare uomini e mezzi nonostante l’eventualità di un attacco su Taif fosse stata pubblicamente preannunciata dagli Houthi quattro giorni prima che avvenisse: ha ammesso che c’è stata una sottovalutazione del rischio, il che è molto, molto grave. Oggi il ministro Crosetto è stato veramente imbarazzante. Unica nota positiva: ha detto che non sarà più ministro tra qualche mese”.
Sul punto, poco dopo, è arrivata la replica di Crosetto, che ha fatto notare che sul sito del ministero “si scrive missione quando è autorizzata una missione. Se scrivi missione senza che sia autorizzata la missione, qualcuno ha sbagliato e qualcuno deve pagare”.