Doppia batosta per Mps: affonda il piano Lovaglio

Caltagirone aderisce all'Opas di Intesa Sanpaolo e Crédit Agricole dice no all'offerta su Bpm: doppia batosta per Mps e Lovaglio.

Doppia batosta per Mps: affonda il piano Lovaglio

Se non è il colpo del ko, per Luigi Lovaglio, poco ci manca. Anzi, il doppio colpo, che rischia di far definitivamente naufragare il piano dell’amministratore delegato di Mps per fermare l’Opas di Intesa Sanpaolo. Prima è arrivata la decisione del Gruppo Caltagirone, che voterà contro il piano difensivo di Lovaglio e sosterrà l’offerta di Intesa Sanpaolo. Poi la seconda doccia gelata, per mano di Crédit Agricole, che non sosterrà l’Ops di Monte dei Paschi su Banco Bpm. Mai dare Lovaglio per sconfitto, però, perché ha già dimostrato di poter sorprendere tutti e ribaltare risultati apparentemente scontati. Certo è che stavolta la strada sembra in salita.

Mps, la doppia batosta per Lovaglio tra Caltagirone e Crédit Agricole

La prima notizia di giornata arriva dal gruppo Caltagirone, che ha ufficializzato il suo voto contrario all’assemblea straordinaria di fine ottobre di Mps: un voto fondamentale perché arriverà nell’assemblea che dovrebbe approvare le due Ops su Banco Bpm e Banca Generali, ovvero le due azioni difensive messe in campo da Lovaglio. Approvare quelle due offerte, però, potrebbe costare caro al Monte, perché Intesa ha già chiarito che in quel caso l’Opas salterà. Il gruppo Caltagirone, come stabilito dal cda di Fgc, ha “deliberato all’unanimità di dare voto contrario a tutti e cinque i punti dell’ordine del giorno” dell’assemblea straordinaria. E si accoda così a Delfin e Benetton, raggiungendo il 32% del capitale di Rocca Salimbeni contrario al piano Lovaglio.

C’è poi una seconda cattiva notizia per Lovaglio e arriva dall’amministratore delegato di Crédit Agricole, Olivier Gavalda, che respinge l’offerta di Mps su Banco Bpm. L’istituto francese ha deciso di non conferire le azioni per l’offerta e non è una decisione di poco conto, se consideriamo che detiene poco meno del 30% di Bpm ed è il primo azionista della banca. Ricapitolando, ora a opporsi al piano di Lovaglio ci sono Delfin (primo azionista con il 17,5%), Caltagirone (secondo azionista con il 10,2%) e anche Edizione, della famiglia Benetton: mercoledì ha annunciato la partecipazione all’offerta di Intesa Sanpaolo che la porterebbe, a Opas conclusa, ad avere lo 0,7% ma con anche poco meno del 5% di Generali. E proprio Intesa arriverà oltre il 13% di Generali attraverso Mediobanca, con l’operazione su Mps.

Ieri è stato anche Praude Asset Management, società di gestione con una quota di circa ll 0,7%, a bocciare il piano Lovaglio: voterà, infatti, contro i punti all’ordine del giorno dell’assemblea di Mps e aderirà invece all’Opas di Intesa. L’ultima carta rimasta in mano a Lovaglio sono i grandi fondi, finora suoi alleati: valgono circa il 40% del capitale di Siena. Ma può davvero bastare?