Violenza sessuale in… 30 secondi, i giudici danno ragione alla hostess: “L’abuso non ha una durata minima”

Le motivazioni smontano le due assoluzioni: il dissenso è presunto, e la vittima che resta immobile reagisce al trauma, non acconsente

Violenza sessuale in… 30 secondi, i giudici danno ragione alla hostess: “L’abuso non ha una durata minima”

“Ci sono voluti otto lunghi ed estenuanti anni per arrivare a questo risultato. Anni in cui spesso mi sono ritrovata a pensare: ‘Ma chi me lo ha fatto fare di denunciare?'”. L’ex hostess molestata a Malpensa da un ex sindacalista, ha commentato così ieri le motivazioni della sentenza che hanno condannato l’uomo. E ha aggiunto una richiesta: “Serve una legge che stabilisca nero su bianco che senza consenso è violenza. Sempre. Le donne italiane che denunciano non meritano il calvario che ho passato io”.

La violenza all’aeroporto

I fatti risalgono al 12 marzo 2018. La donna si era rivolta al sindacalista della Cisl nel suo ufficio per alcuni problemi di lavoro. Lì, secondo quanto ricostruito dai giudici, l’uomo l’aveva palpeggiata nelle parti intime, anche dentro gli slip, e baciata sul collo, dicendole “sfogati quanto vuoi, siamo soli, non c’è nessuno”. Lei lo aveva denunciato per violenza sessuale, ma l’uomo era stato assolto in due gradi di giudizio.

Il caso era diventato noto come quello dei “30 secondi”, perché i giudici imputavano alla donna aveva detto “no” dopo circa mezzo minuto. Poi la Cassazione aveva annullato l’assoluzione e rimandato il processo a Milano.

La condanna nell’appello bis: “Non esiste un tempo minimo”

Il 10 luglio scorso la Corte d’appello ha condannato l’uomo a un anno e due mesi. Le motivazioni depositate ieri sono nette. L’ordinamento “non prevede una soglia minima di durata e la violenza sessuale prescinde dal tempo di contatto”. Il gesto “insidioso o rapido” ha colto “di sorpresa la vittima” e questo, scrivono i giudici, “integra di per sé l’elemento della violenza”: ha superato la possibilità di esprimere un rifiuto, “rendendola di fatto impossibile”.

Quanto ai trenta secondi di incredulità prima del no, la Corte li spiega come una “reazione di difesa passiva e disorientamento, del tutto compatibile con il trauma subito“.

Per l’avvocato di parte civile Gionata Bonuccelli, i giudici milanesi hanno evidenziato i “macroscopici errori” delle due Corti che avevano assolto. Il principio, spiega, è che in materia di violenza sessuale “il dissenso è presunto”: è chi compie l’atto che deve accertarsi di un consenso “libero, attuale, specifico e perdurante”. Le motivazioni confermano anche la credibilità della donna: i suoi ricordi sono “indelebilmente e precisamente incisi nella sua mente”, e lo confermano “innumerevoli deposizioni”.

“Sembra semplice, oggi”, commenta il legale. “Peccato siano stati necessari tre giudizi di merito ed uno di Cassazione, con oltre 6 anni e mezzo di battaglie giudiziarie”. Dopo il verdetto di luglio aveva parlato di “sentenza spartiacque”. “Oggi posso affermare con convinzione che lo sia in modo inequivoco”.

La hostess, da parte sua, sottolinea che la Corte d’appello ha ribadito “ciò che la Suprema Corte aveva già scritto quasi due anni fa”. Ringrazia il suo legale, le testimoni e i media “che non mi hanno mai giudicata (salvo poche eccezioni)”, e chi continua a tenere accesi i riflettori sulla necessità di una legge sul consenso.