Tagli alla Sanità e salari al palo: demolito il Dpfp di Giorgetti

Istat, Corte dei Conti, Banca d'Italia e Upb fanno a pezzi il Dpfp di Giorgetti, tra salari reali al palo e Sanità senza risorse aggiuntive.

Tagli alla Sanità e salari al palo: demolito il Dpfp di Giorgetti

Dall’emergenza salari all’allarme per il debito, passando per la necessità di investire di più in sanità e istruzione. Le audizioni sul Dpfp si trasformano in una doccia gelata per il governo e per il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, che si limita a rivendicare quanto fatto in questi anni sul fronte della “credibilità”. C’è poco altro di cui potersi vantare, però, considerando che secondo l’analisi della Corte dei Conti persino l’uscita dalla procedura d’infrazione Ue il prossimo anno è a rischio.

I giudici contabili sottolineano la carenza di indicazioni sulle misure della Manovra e sulle coperture. Manovra che, spiega Giorgetti, verrà definita solo una volta concluso l’iter sulla clausola di salvaguardia con l’Ue. Non va benissimo neanche sul fronte della crescita, superiore alle attese – come in tutta Europa – ma con un “rallentamento dell’attività” nel terzo trimestre, pur restando il dato positivo. E ancor peggio, avvertono i giudici contabili, potrebbe andare nei mesi successivi con la fine del Pnrr e la ripresa dell’inflazione.

Dalla Corte dei Conti all’Istat, il Dpfp di Giorgetti fatto a pezzi

La Corte dei Conti critica poi il taglio delle accise, ritenuto “distorsivo, e lancia un appello per intervenire sulle spese fiscali in modo da ridurre la pressione fiscale. Altra bacchettata arriva sulla spesa sanitaria, che aumenterà da qui al 2028 in valore assoluto a 160 miliardi, ma facendo segnare una “lieve riduzione della propria incidenza sul Pil nel triennio”. E non è un caso che la Corte dei Conti chieda “interventi idonei a sostenere la spesa sanitaria e le spese per istruzione”.

Francesco Maria Chelli, presidente dell’Istat, si sofferma invece sulla riduzione del potere d’acquisto dello 0,9% nel secondo trimestre. Ma il dato è ancora più drammatico se si confronta il primo trimestre del 2021 con il secondo del 2026: le retribuzioni reali hanno perso, in termini di potere d’acquisto, il 9,4%. Nel secondo trimestre il recupero delle retribuzioni nominali rispetto alla crescita dei prezzi “si è arrestata”. L’Istat, inoltre, ha simulato i possibili effetti della crisi energetica, con una minor crescita dello 0,2% il prossimo anno e dello 0,4% nel 2028. Bankitalia lancia invece l’allarme sul debito pubblico e un appello alla prudenza sulla politica di bilancio.

Sul debito e soprattutto sul rapporto tra debito e pubblico e Pil è l’Upb, con la sua presidente, Lilia Cavallari, a sottolineare che l’inizio della riduzione è prevista solamente nel 2029 e non, come delineato dal Dpfp, nel 2028. Altro tema sottolineato da Cavallari è la mancanza di margine per intervenire su “esigenze impreviste o shock”. Per quanto riguarda le spese per difesa ed energia, l’invito è a puntare sulla “componente di investimento rispetto a quella di natura corrente”. Sulla spesa per la difesa un altro allarme lo lancia l’Upb, spiegando che gli effetti dell’aumento proseguirebbero anche dopo la scadenza della clausola di salvaguardia Ue, portando “dal 2029 maggiori disavanzi e un debito più alto”.