“Dal Tav al Ponte sullo Stretto, i veri problemi restano irrisolti”: parla Iaria (M5s)

Altro che Ponte sullo Stretto e Tav, per Iaria (M5s) le priorità sui trasporti sono altre: "Precedenza" alle esigenze dei cittadini.

“Dal Tav al Ponte sullo Stretto, i veri problemi restano irrisolti”: parla Iaria (M5s)

Il punto di partenza è una presa d’atto: “Le risorse pubbliche non sono infinite”. Per questo, avverte il deputato M5S Antonino Iaria, sui trasporti occorre fare delle scelte. Altro che Tav Torino-Lione e Ponte sullo Stretto. “Va data la precedenza ai collegamenti usati quotidianamente dai cittadini”. Che sono la vera stella polare.

Onorevole Iaria, vorrei partire con lei da una riflessione sul blocco del progetto della Moschea nella “sua” Torino. Fatto che non si riduce a una questione meramente territoriale, ma che chiama in causa il principio costituzionale della libertà di culto. Cosa ne pensa?
“Più che di blocco parlerei di un tentativo politico di fermarlo, perché il Comune ha già rilasciato il permesso di costruire. E bisogna dire con precisione che cosa prevede l’operazione ex Nebiolo. Si recupera un edificio abbandonato e lo si trasforma in uno studentato a prezzi calmierati, con posti convenzionati con Edisu, una biblioteca, aule studio e spazi a disposizione del quartiere e delle associazioni. Circa l’80% degli spazi avrà funzioni diverse dal culto. Il restante 20% sarà destinato alla preghiera. Raccontarla soltanto come una moschea significa nascondere ai cittadini gran parte del progetto. Detto questo, il diritto di pregare varrebbe anche senza lo studentato. I servizi spiegano il valore dell’intervento per il quartiere. Non sono una contropartita. La Costituzione parla chiaro: in Italia la libertà di culto vale per tutte le religioni, anche in assenza di un’intesa con lo Stato, e la Corte costituzionale lo ha ribadito. Per questo trovo vergognosa la strumentalizzazione della destra torinese e piemontese. Si possono verificare gli atti, discutere le soluzioni urbanistiche, pretendere trasparenza. Ma chi amministra una Regione dovrebbe rispettare questi principi. Usare l’urbanistica per impedire l’esercizio di un diritto è una scelta politica grave”.

La diversità può essere vissuta come ricchezza o come pericolo. Come vede la questione sicurezza in Italia a quattro anni di governo Meloni?
“Intanto, secondo me, è anacronistico chiedersi se vogliamo una società multiculturale. Ci viviamo già da tanto tempo. Il compito della politica è far funzionare la convivenza, affrontando anche i conflitti e pretendendo il rispetto dei diritti e dei doveri di tutti. Qualche giorno fa, al mercato, una persona mi ha dato un volantino e mi ha chiesto di votare contro l’integrazione. Come se fosse possibile tornare a una società che non esiste più. Mi ha colpito perché si invita a rifiutare la convivenza senza spiegare come dovrebbero vivere insieme, domani mattina, persone che già condividono scuole, luoghi di lavoro e quartieri. Chi ha paura della diversità, molte volte, è stato influenzato da chi propone soluzioni tanto semplici quanto pericolose. Quella paura va ascoltata. Ma va anche denunciata la responsabilità di chi la alimenta per prendere voti. Indicare un’intera comunità come nemica alimenta divisioni e rende più difficile risolvere i problemi veri. E i problemi veri esistono. La sicurezza è una cosa seria. Chi subisce un’aggressione o vive in una strada occupata dallo spaccio ha diritto a risposte concrete: presenza sul territorio, controlli, strumenti per intervenire contro chi commette reati. Però fermarsi alla repressione significa arrivare quando il problema è già esploso. Serve un approccio integrato, che finanzi dentro uno stesso piano controlli, rigenerazione urbana, scuola e servizi sociali. Agenti sul territorio, ma anche educatori, assistenti sociali e luoghi di aggregazione. Recuperare un edificio abbandonato o evitare che un ragazzo lasci gli studi contribuisce alla sicurezza di un quartiere quanto una pattuglia in più. Sono interventi che richiedono risorse e continuità. A Torino lo abbiamo già fatto. Le palazzine dell’ex MOI, costruite per le Olimpiadi del 2006, erano diventate l’occupazione abusiva più grande d’Europa, con oltre mille persone, in gran parte rifugiati e richiedenti asilo. Comune, Prefettura, Questura, Regione, Diocesi e Compagnia di San Paolo hanno lavorato insieme: liberazione graduale degli edifici, ricollocazione delle persone, percorsi di formazione e di lavoro. Ha funzionato. Lo stesso metodo ha funzionato anche nello sgombero di un campo rom abusivo. Legalità e inclusione nello stesso piano: è questo che intendo per sicurezza integrata. La mia critica al governo è questa: alimentare la paura può portare voti, ma non costruisce una sicurezza duratura. E il clima di odio può sfuggire di mano anche a chi pensa di usarlo per convenienza elettorale. A pagarne il prezzo sono le comunità”.

Veniamo ai trasporti, cuore pulsante della sua attività parlamentare nella IX Commissione. Il Governo avrebbe deciso di rimandare l’attivazione delle accise mobili sui carburanti, dopo gli interventi delle compagnie sui prezzi. Come valuta questa scelta?
“Questo governo non pianifica. Sui trasporti e sul caro carburanti reagisce in modo improvvisato. Le accise ne sono un esempio: si annuncia un intervento, poi si rinvia e si aspettano le decisioni delle compagnie. Nel frattempo famiglie e imprese pagano. Nessuno pretende che un governo preveda ogni crisi internazionale. Pretendiamo però che prepari il Paese ad affrontarla. Nell’immediato servono interventi fiscali per contenere i rincari e controlli sulle eventuali speculazioni. Se si rinviano le accise mobili, bisogna spiegare quali alternative si offrono a chi deve spostarsi e lavorare. Poi c’è il lavoro che produce risultati nel tempo. Considero un errore aver messo in discussione la decarbonizzazione, in Italia e nel dibattito europeo. Le rinnovabili non abbassano domani il prezzo del diesel, ma insieme all’efficienza energetica e all’elettrificazione riducono la dipendenza dai combustibili fossili e dai Paesi che li esportano. Lo stesso vale per il trasporto pubblico: un servizio affidabile permette di usare meno l’auto e di essere meno esposti ai rincari. Queste alternative si costruiscono con anni di investimenti. Aspettare che salga il prezzo alla pompa significa arrivare tardi”.

Intanto, mentre la mobilità cambia, le regole sono ferme a più di trent’anni fa. Cosa ne pensa?
“Le regole devono accompagnare i cambiamenti. Penso alla legge 21 del 1992 sul trasporto pubblico non di linea: taxi e NCC lavorano ancora con norme scritte prima delle app e delle piattaforme. Per questo abbiamo presentato una proposta per riformarla. Ma prima ancora bisogna decidere quale mobilità vogliamo offrire. Oggi troppi cittadini sono obbligati a usare l’auto perché l’alternativa pubblica è insufficiente, lenta o non arriva dove serve. Quando aumenta il carburante, non hanno scelta. Per questo considero inadeguata la priorità che il governo assegna al trasporto pubblico. Servono risorse per le infrastrutture, ma anche per far circolare i mezzi, assumere autisti e garantire frequenze utili. Una linea sulla carta non porta nessuno al lavoro. E il trasporto pubblico funziona meglio se è integrato con la micromobilità elettrica: bici e monopattini possono coprire il primo e l’ultimo chilometro, tra casa e fermata, purché abbiano piste sicure, parcheggi e regole chiare. A Torino le priorità sono il completamento della Metro 1, il finanziamento dell’intera Metro 2 e il potenziamento delle linee tranviarie e ferroviarie per la città e l’area metropolitana. Nei periodi di rincaro, avere un’alternativa all’auto significa difendere concretamente il bilancio familiare”.

Però abbiamo sempre il Ponte sullo Stretto di Messina…
“È proprio la scelta che contesto. Si impegnano risorse enormi sul Ponte e si continua a puntare sulla Torino-Lione, mentre tante esigenze quotidiane restano senza risposta. Le risorse pubbliche non sono infinite: bisogna scegliere cosa finanziare prima e in base a quali benefici per i cittadini. Io darei la precedenza ai collegamenti usati ogni giorno, dove un servizio migliore fa risparmiare tempo e denaro a chi lavora o studia. Treni regionali affidabili, metropolitane, manutenzione delle reti. Nello Stretto investirei in un traghettamento più efficiente e nei collegamenti ferroviari in Sicilia e in Calabria. Anche sul PNRR il mio giudizio è che non si sia sfruttata fino in fondo l’occasione per cambiare la mobilità quotidiana. Non basta comprare mezzi o costruire infrastrutture: servono risorse per il personale e per il servizio, e il governo deve garantire questa continuità insieme agli enti attuatori. Non sostengo che ogni finanziamento si possa spostare da un’opera all’altra con un tratto di penna. Contesto le priorità. Giudico quelle scelte dal tempo e dai soldi che fanno risparmiare a chi si sposta ogni giorno. È su questo che il governo deve rispondere”.