IA, i chatbot rischiano di violare il diritto d’autore: il caso Google arriva alla Corte Ue

L'avvocato generale Ue Szpunar avverte: Gemini può violare i diritti degli editori se riutilizza gli articoli per generare risposte agli utenti

IA, i chatbot rischiano di violare il diritto d’autore: il caso Google arriva alla Corte Ue

Si parla spesso di intelligenza artificiale e dei preoccupanti incidenti che hanno coinvolto i principali chatbot, ma talvolta si dimentica quanto questa prodigiosa tecnologia stia cambiando, e in alcuni casi mettendo in crisi, il mondo del lavoro, in particolare il settore della comunicazione. Ad accendere i riflettori su questo aspetto è l’avvocato generale della Corte di giustizia dell’Unione europea, Maciej Szpunar, secondo cui “la Corte di giustizia dovrebbe ritenere che il recupero e il riutilizzo, in tempo reale, di pubblicazioni giornalistiche online da parte di chatbot basati sull’intelligenza artificiale, al fine di generare risposte alle domande degli utenti, possa, in determinate circostanze, costituire una violazione dei diritti degli editori giornalistici”.

Nel primo caso relativo all’intelligenza artificiale generativa giunto dinanzi alla Corte di giustizia, l’avvocato generale ha chiarito in quali circostanze, a suo avviso, questo processo possa violare i diritti degli editori. Il gruppo Alphabet, di cui fa parte Google, offre un servizio denominato Google Gemini: un chatbot basato sull’intelligenza artificiale generativa, progettato per conversare con gli utenti attraverso testi e comandi vocali e disponibile anche sui dispositivi Android.

IA, i chatbot rischiano di violare il diritto d’autore: il caso Google arriva alla Corte Ue

La capacità conversazionale di Gemini si basa sui cosiddetti modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM). I modelli utilizzati dal chatbot ricorrono anche a una tecnologia denominata Retrieval-Augmented Generation (RAG), che consente di recuperare informazioni in tempo reale dal World Wide Web per migliorare l’accuratezza e l’affidabilità delle risposte. In questo modo, gli utenti possono rivolgersi al chatbot anche per ottenere informazioni sulle notizie. Per rispondere alle loro domande, Gemini può recuperare articoli di stampa disponibili online.

Il problema è che, quando il chatbot riprende contenuti giornalistici per formulare le proprie risposte, gli utenti potrebbero non avere più bisogno di visitare i siti delle testate che li hanno pubblicati. Un fenomeno che rischia di sottrarre traffico ai giornali e ai portali d’informazione e, di conseguenza, di ridurre i ricavi pubblicitari, una delle principali fonti di sostentamento per molti editori.

Proprio per questo Like Company, un operatore ungherese che gestisce diversi portali web, ha avviato un’azione legale contro Google Ireland davanti al Tribunale regionale di Budapest. La società rivendica la tutela degli articoli pubblicati sui propri siti in virtù del diritto connesso al diritto d’autore riconosciuto dalla normativa dell’Unione europea agli “editori di testate giornalistiche” per l’utilizzo online delle loro “pubblicazioni giornalistiche”.

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