di Nerina Gatti
Dopo quasi cinque giorni di camera di consiglio ieri nellโaula bunker di Reggio Calabria il presidente del collegio Silvana Grasso ha letto la sentenza che ha condannato a pene esemplari i capi della ndrangheta di Reggio Calabria. Oltre trecento anni di carcere e risarcimenti inaspettati per decine di milioni di euro. Cosรฌ si conclude il primo grado di un processo che farร storia.
โColonnello, avete fatto un danno. Nulla sarร piรน come prima.โ Era la sera del 18 febbraio 2008, un uomo piccolo da sotto i baffi pronunciava quelle parole. Con le manette ai polsi e lo sguardo fiero, seduto in mezzo a due carabinieri della Sezione Anticrimine di Reggio Calabria, Pasquale Condello, guardava negli occhi il colonnello Valerio Giardina, comandante di quei militari che lo avevano stanato dopo 20 anni di latitanza.
Lโindagine denominata Meta, era iniziata per catturare questโuomo, uno dei capi piรน potenti della โndrangheta: Pasquale Condello. Ma oltre allโarresto del โSupremoโ in questi anni le risultanze investigative e poi quelle accusatorie sono riuscite a dimostrare come le cosche piรน potenti di Reggio Calabria, dopo la mattanza che fu la seconda guerra di mafia, si siano unite a formare โun direttorio che governa la struttura visibile della ‘ndrangheta in un sistema criminale in parte occultoโ
Il processo โMetaโ, che ha visto alla sbarra il gotha della criminalitร organizzata reggina, รจ durato quasi 4 anni ed รจ stato gestito, da un giovane e coraggioso sostituto procuratore di nome Giuseppe Lombardo. Meta รจ uno delle inchieste piรน importanti dopo il maxi processo Olimpia degli anni โ90 che ha delineato gli equilibri criminali e le competenze territoriali delle cosche.
Ma soprattutto Meta cristallizza giudiziariamente lโesistenza di โuna macroarea al cui vertice cโรจ un soggetto che ha una posizione sovraordinata rispetto a tutti gli altriโ. ย Un soggetto che sia le indagini che le testimonianze di vari pentiti hanno identificato in Giuseppe De Stefano e al quale spetta la carica di โcrimineโ e al quale รจ andata la pena piรน pesante, 27 anni di reclusione. Il pm Lombardo ha chiuso la sua requisitoria con queste parole:โ Da qui bisogna ripartire per far emergere ulteriori veritร sul sistema criminale che ha condizionato la vita civile e democratica di reggio Calabria. La โndrangheta non finisce qui, manca Ancora la metร che decide e si veste con abiti da cerimonia e frequenta ambienti dove gli abiti da lavoro non sono ammessi.โ Un errore Lombardo ammette di averlo fatto: โAbbiamo fatto un errore, di battitura. Lโindagine non doveva chiamarsi Meta ma Metร โ. Ed ora sono in tanti ad aspettare di sapere chi siano gli invisibili che si nascondono dietro lโaltra metร .
Eโ lo stesso procuratore capo di Reggio Calabria, Federico Cafiero de Raho, che al telefono ci ribadisce lโintenzione del suo ufficio di andare avanti nonostante lโescalation di violenza che si sta registrando in cittร ed il timore di un attentato alle istituzioni, avvalorato dal ritrovamento di un imponente arsenale di armi a fine marzo. โLe indagini vanno oltre, non si fermanoโ dichiara Cafiero de Raho. โLa sentenza Meta, come per reati diversi lo รจ stata la condanna del governatore Scopelliti- continua il procuratore-ย sono segnali importanti nellโambito di un panorama di una giustizia forte anche nei confronti dei potenti. Questi risultati dimostrano che non ci sono piรน intoccabili. Deve essere chiaro che la giustizia si muove in modo uguale nei confronti di chiunque. Non ci sono piรน sacche di impunitร .โ