Soldi italiani ai pirati somali. Svolta sul caso Savina Caylyn. Nuove indagini sul pagamento del riscatto

Soldi italiani ai pirati somali. Svolta sul caso Savina Caylyn. Nuove indagini sul pagamento del riscatto

Mai pagato un riscatto e mai intavolato trattative con i pirati. Si รจ sempre difeso cosรฌ il Governo davanti ai sospetti su fiumi di denaro sborsati per ottenere la liberazione di ostaggi italiani, ingenti somme necessarie a salvare delle vite, ma che allo stesso tempo vanno a finanziare il terrorismo internazionale. Ora, e per la prima volta, a ordinare agli inquirenti di stabilire la veritร , individuando anche i mediatori tra lo Stato e i predoni del mare รจ il gip del Tribunale di Roma. Il giudice per le indagini preliminari Massimo Battistini, accogliendo la richiesta di uno dei marinai della Savina Caylyn sequestrati nel 2011 in Somalia, ha infatti negato lโ€™archiviazione dellโ€™inchiesta proposta dalla Procura e disposti accertamenti sulla โ€œzona grigiaโ€.

Quello compiuto lโ€™8 febbraio di quattro anni fa a circa 800 miglia dalle coste somale fu uno dei peggiori sequestri subiti dagli equipaggi italiani nel corno dโ€™Africa. La petroliera degli armatori Fratelli Dโ€™Amato, di Torre del Greco, venne abbordata e 22 marinai โ€“ 5 italiani e 17 indiani โ€“ finirono nelle mani dei pirati. Per lโ€™equipaggio iniziรฒ un inferno. Giร  durante la prigionia, nel corso delle telefonate concesse loro dai sequestratori, che reclamavano denaro per la liberazione degli ostaggi, i marinai raccontarono di essere stati legati, incaprettati e bastonati. โ€œSiamo tutti il giorno sotto la minaccia delle armiโ€, dissero. E come allโ€™orizzonte faceva capolino una nave militare o un elicottero giรน botte. Lโ€™equipaggio veniva fatto dormire sulla sabbia, di fronte al villaggio di Harardere, costretto a bere acqua piovana e a mangiare giusto qualche fagiolo e un poโ€™ di pane. Un dramma durato undici mesi. Quando gli uomini della petroliera tornarono in Italia vennero subito avanzati dubbi sul pagamento di un maxi riscatto, pari a undici milioni e mezzo di dollari, negato perรฒ tanto dalla Farnesina quanto dalla societร  armatrice.

A credere a quellโ€™ingente somma data ai pirati รจ perรฒ ora il gip Battistini. Dopo aver aperto unโ€™inchiesta contro ignoti, per sequestro di persona ed estorsione, il pm di Roma, Francesco Scavo Lombardo, aveva chiesto lโ€™archiviazione. Il marinaio Antonio Verrecchia, di Gaeta, si รจ opposto e il difensore dellโ€™ex prigioniero, lโ€™avvocato Vincenzo Macari, ha indicato quelle che sarebbero le indagini ancora da compiere. Una richiesta ora accettata dal giudice, che ha dato alla Procura un anno di tempo per โ€œapprofondire e ricostruire in modo completo la fase della trattativa e del pagamento del riscatto, individuando chi ha trattato e con chi il pagamento e chi ha operato materialmente nella fase di consegna di denaroโ€. Il gip ha inoltre ordinato lโ€™identificazione dei mediatori, in collaborazione anche con la polizia somala. Una prima vittoria per gli uomini della Savina, a partire da Verrecchia, rimasto al suo rientro in Italia senza lavoro e con lโ€™abilitazione alla navigazione revocata. E se le indagini avranno esito positivo verrร  svelato lโ€™ennesimo mistero dโ€™Italia: quello dei riscatti.