Anoressia, le campagne choc non bastano più

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

di Astrid Nausicaa Maragò

A lanciare l’allarme è il Dipartimento di salute mentale di Treviso: in Italia cresce il numero di ragazze con disturbi del comportamento alimentare, e in particolare, a soffrire sempre più di anoressia e bulimia sono le più giovani. Presso il Dipartimento della ULSS9 della provincia veneta sono 150 le pazienti ricoverate, e si tratta per lo più di adolescenti e ragazze che arrivano al massimo ai 25 anni di età. I dati raccontano un quadro drammatico, perché alcune delle giovani sottoposte alle attività terapeutico-riabilitative mirate del centro provinciale per i DCA (disturbi del comportamento alimentare) hanno solo dodici anni. Poco più che bambine, insomma.

I numeri fanno paura
Da una recente ricerca è emerso che nel nostro paese addirittura il 20% delle adolescenti di età compresa tra gli 11 e i 17 anni è affetta da disturbi come anoressia e bulimia. E i numeri peggiorano con l’aumento dell’età. Sono ben il 30% le giovani donne che, oltre i 17 anni d’età, soffrono di patologie del comportamento alimentare.
Ma è errato pensare che questo sia un problema riservato alla popolazione femminile. Le patologie in questione sono infatti in aumento anche tra uomini e ragazzi.

Lo scandalo svedese
Mentre si pensa a una soluzione, bisogna fare i conti con chi rema contro e non riesce a percepire l’esatta misura del problema. E addirittura, capita di imbattersi nel paradosso di chi arriva a ipotizzare un modo per trarre profitto dalla malattia di queste giovani. Ha fatto scandalo il caso, venuto fuori pochi giorni fa, di alcuni impresari di un’agenzia per modelle. E’ accaduto a Stoccolma, dove gli agenti si sono appostati fuori da una clinica di eccellenza per il trattamento dei disturbi alimentari che ospita circa 1700 pazienti . La loro folle idea era quella di reclutare modelle magrissime, facendo delle proposte lavorative proprio alle ragazze ricoverate nel Centro della capitale svedese intercettandole durante la loro passeggiata. Un racconto che fa rabbrividire, e che ha scatenato l’indignazione e l’ira della direttrice dello Stockholms Centrum, Anna-Maria af Sandeber, che ha raccontato il triste episodio a un’agenzia stampa. Pare che molte delle pazienti avvicinate dagli squali della moda non avessero più di 14 o 15 anni, e che alcune delle ragazze alle quali è stata fatta la proposta fossero addirittura costrette su una sedia a rotelle a causa delle precarie condizioni di salute.
Una ragazza anoressica avverte una mancanza, un vuoto dentro di sé che percepisce ma non conosce, e che non riesce a colmare. E allora sente l’inesorabile desiderio, maniacale, di prendere il controllo su sé stessa, sulla sua persona, sul suo corpo, per sentirsi viva, per sentirsi in pace, completa. Così le strette regole di autodisciplina, le sofferenze che impone a sé stessa, le sfide quotidiane che si costringe ad affrontare sono le modalità attraverso le quali il suo disagio prende forma e si insinua nella sua vita quotidiana. Il controllo ossessivo del peso corporeo, il consumo di calorie protratto fino allo sfinimento sono gli unici atti che la rendono soddisfatta, la fanno sentire appagata. Fare leva su una debolezza del genere è un gesto di una crudeltà inaudita. E fa rabbia pensare che queste proposte di lavoro abbiano portato alcune delle ospiti della clinica addirittura ad annullare tutti o quasi gli effetti benefici delle terapie alle quali si erano sottoposte e a rinunciare ai progressi raggiunti per tornare al pericoloso punto di partenza.

Le campagne di comunicazione
In Israele, per porre un freno al dilagare dello sfruttamento delle modelle-grissino è stata presa una ferma decisione che però non ha ancora smesso di far discutere: le modelle troppo magre sono bandite dalle sfilate. In alcuni statisono state messe al bando dal commercio le taglie al di sotto di alcune specifiche misure.
Intanto si moltiplicano le campagne di comunicazione orientate alla causa. In Italia nel 2007 aveva fatto scalpore il servizio fotografico realizzato da Oliviero Toscani per il marchio Nolita, che aveva mostrato il corpo martoriato dall’anoressia della modella Isabelle Caro, poi deceduta nel 2010. E un altro un esempio virtuoso nella lotta contro i disturbi alimentari viene proprio da quel mondo che della tribù delle anoressiche è la fucina, vale a dire l’ambiente della moda. La fashion agency brasiliana Star models ha infatti lanciato una campagna che recita “Non sei uno schizzo” e che ritrae la sagoma di una modella delineata su un bozzetto da disegno. L’immagine è accompagnata da una foto di un’indossatrice reale, magrissima, e identica al disegno dello stilista. La campagna vuole mettere in risalto le proporzioni completamente distorte e inquietanti per come si presentano realmente.
Nonostante le buone intenzioni, però, anche questa idea non è stata esente da critiche da parte di coloro che temono che il messaggio inviato possa essere frainteso. Il rischio è che si possa rivelare addirittura controproducente nei confronti delle ragazze già malate di anoressia. Potrebbero sentirsi ispirate da quelle linee sottili, se non addirittura incoraggiate e galvanizzate da questo tipo di confronto.
E quando si tratta di una malattia, si sa, la regola d’oro è “primum non nocere”.

@astridnausicaa