Asili nido, tutte le promesse mancate del governo Meloni: ecco la fotografia dei numeri

Il Pnrr ha tagliato 114mila posti negli asili nido, i soldi sono finiti nelle rette e il 78,4% dei posti aggiunti è andato ai privati

Asili nido, tutte le promesse mancate del governo Meloni: ecco la fotografia dei numeri

Nei nidi ci sono 31,6 posti ogni cento bambini. È la fotografia dell’Istat sull’anno educativo 2023/2024, pubblicata il 2 febbraio 2026: 14.570 servizi attivi, quasi 378.500 posti autorizzati, e un divario che si accorcia perché i bambini spariscono, visto che nel 2025 ne sono nati 355 mila, minimo dal dopoguerra, come ha contato la Fondazione per la Natalità con l’Istat. La copertura sale mentre le culle si svuotano. Un traguardo per sottrazione.

Il 25 ottobre 2022, chiedendo la fiducia alla Camera, Giorgia Meloni si impegnava a sostenere i Comuni perché garantissero «asili nido gratuiti e aperti fino all’orario di chiusura di negozi e uffici», promessa scritta anche nel programma di Fratelli d’Italia. Della gratuità è avanzato un rimborso che arriva, ovviamente, solo a chi il posto lo ha già trovato.

Il taglio che si chiama rimodulazione

Il Pnrr prometteva 4,6 miliardi e 264.480 nuovi posti fra nidi e scuole dell’infanzia entro dicembre 2025. La revisione concordata con la Commissione europea alla fine del 2023 ha portato i posti a 150.480 e le risorse a 3,8 miliardi, mentre la scadenza slittava a giugno 2026: oltre centomila posti in meno, spiegati con il rincaro delle materie prime. Al 26 febbraio 2026, ultimo aggiornamento pubblicato su Italia Domani, il comparto istruzione aveva speso il 45,6 per cento delle risorse contro il 55,6 dell’intero Piano, e il 62 per cento dei fondi assegnati stava ancora su progetti in affidamento o in esecuzione, come ha calcolato la Fondazione Agnelli. Quattro mesi prima del collaudo.

La legge 234/2021, ultima manovra della legislatura precedente, aveva fatto dei nidi un livello essenziale delle prestazioni: 33 posti ogni cento bambini entro il 2027, con risorse che salivano dai 120 milioni del 2022 a 1,1 miliardi l’anno. Poi, in un allegato del Piano strutturale di bilancio spedito a Bruxelles nell’autunno 2024, è comparso un obiettivo diverso: copertura minima del 15 per cento su base regionale. La sottosegretaria Paola Frassinetti, riferisce Orizzonte Scuola, ha assicurato che il 33 per cento nazionale resta intatto. Peccato che sotto il 15, contano su lavoce.info, restassero ormai i comuni di aree come la provincia di Enna. Un obiettivo che si centra stando fermi.

I soldi finiti dentro le rette

Il bonus nido è la misura su cui il governo ha puntato davvero: come ricostruisce il rapporto Cgil sui nidi, la legge 213/2023 lo ha portato a 3.600 euro l’anno per i nati dal 2024 con Isee fino a 40 mila euro, se in casa c’era un altro figlio sotto i dieci anni, requisito cancellato solo con la legge 207/2024 nel Paese dei figli unici. Nel 2023 il bonus erogato dall’Inps valeva 662 milioni, dice l’Istat, mentre il fondo per attivare posti nuovi nei Comuni ne valeva 175. Si finanzia la retta e si lascia scoperto il servizio, che è il modo più elegante di spingere i bambini verso il privato.

E i Comuni restano soli con il conto. Il terzo bando, che il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha pubblicato il 17 marzo 2025 con 819 milioni, è stato riaperto tre volte fino al 29 luglio, come ha scritto Edilportale, e il Piano paga i muri mentre educatrici, bollette e manutenzione restano ai sindaci. L’Istat conta il resto: il 78,4 per cento dei posti aggiunti nel 2023/2024 è finito al privato, e il 59,5 per cento delle strutture non riesce ad accogliere tutte le iscrizioni, contro il 49,1 di due anni prima.

Il risultato ha una geografia: 40,4 posti ogni cento bambini al Centro, 39,1 al Nord Est, 19,5 nelle Isole, 19,0 al Sud. A Interris la ministra per la famiglia e la natalità Eugenia Roccella dice che il governo sta costruendo nidi “per raggiungere i parametri richiesti dall’Europa”. I parametri europei chiedono il 45 per cento entro il 2030. Il ministero della natalità ne ha messi per iscritto 15. E a settembre le liste d’attesa riaprono puntuali, con dentro le stesse famiglie di sempre.