Il gradimento dei partiti politici italiani è in fermento. Dalla fotografia più aggiornata, scattata dall’Istituto Piepoli, emerge non solo la conferma del primato di Fratelli d’Italia che dopo le recenti flessioni è tornato a salire, ma l’assestamento di un vero e proprio terremoto negli equilibri della maggioranza e dell’opposizione.
Una rilevazione che conferma gli ultimi dati, con il Centrodestra e il Campo Largo ufficialmente a pari merito, inchiodati entrambi al 43%.
Ma a far tremare i listini dei partiti non è solo la fotografia delle coalizioni, quanto i movimenti tellurici al loro interno. Vediamo nel dettaglio chi sale, chi crolla e chi si prepara a fare da ago della bilancia.
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FdI blindata al 28%: la mossa su Ceuta paga
Fratelli d’Italia non solo tiene, ma dopo una breve flessione torna ad allungare. Il partito guidato da Giorgia Meloni recupera mezzo punto percentuale rispetto alla precedente rilevazione dell’Istituto Piepoli e torna a toccare quota 28%.
A suggerire il trend positivo potrebbe essere stata la recente e discussa scelta di sospendere l’accordo di Schengen nei confronti della Spagna. La mossa, dettata dalla crisi di Ceuta e finalizzata a mostrare il pugno di ferro sui flussi migratori, sembra aver raggiunto un duplice obiettivo: compattare l’elettorato meloniano e, al contempo, assestare un colpo basso alle ambizioni di chi, sulla pelle dei migranti, stava costruendo la propria fortuna politica.
La Lega conferma le difficoltà e Vannacci la stacca
Se il primo ministro può dormire sonni relativamente tranquilli, lo stesso non si può dire per i suoi alleati di governo. Lo scenario nel centrodestra è in bilico e segnala campanelli d’allarme sempre più rumorosi.
La Lega è in caduta libera: il partito di Matteo Salvini si ferma a un secco 6%, una posizione ormai di netto rinculo rispetto ai tempi d’oro. A guadagnare le briciole (e non solo) del consenso leghista è Roberto Vannacci. Il generale continua la sua inarrestabile avanzata con il suo Futuro Nazionale, incassando un altro mezzo punto e arrivando al 7%.
Il risultato è storico per gli equilibri futuri: Vannacci ha ufficialmente sorpassato la Lega e ora tallona da vicinissimo Forza Italia. Gli azzurri, infatti, perdono un altro mezzo punto e scivolano al 7,5%. Ora, tra il partito di Vannacci e quello di Antonio Tajani, si gioca un serratissimo duello per la conquista del quarto posto nella classifica dei partiti italiani.
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Campo Largo, il PD tiene ma il freno a mano è tirato
Spostando lo sguardo sull’opposizione, il quadro del centrosinistra appare cristallizzato, incapace di approfittare delle evidenti difficoltà interne della maggioranza. Il Partito Democratico di Elly Schlein registra un lieve calo (-0,5%), attestandosi al 20,5%. Una flessione di poco conto, che però conferma come i dem siano stabilmente attestati sui livelli misurati nell’ultimo anno e mezzo, senza riuscire a spiccare il volo. Il Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte resta ancorato alla sua fetta di elettorato, fermandosi al 12,5%, mentre Alleanza Verdi-Sinistra si posiziona al 6,5%.
Qualcuno potrebbe chiedersi come mai il Campo Largo non riesce a sfondare. Il sondaggio Piepoli legge tra le righe un probabile problema di identità che impedisce alla coalizione di crescere come vorrebbe. Nonostante le crepe nel centrodestra, i partiti dell’opposizione non hanno trovato lo spazio per riacquistare consensi. A frenare la rincorsa sono le evidenti conflittualità interne: le tensioni sul dibattito “woke” che hanno infiammato il dibattito pubblico di quest’estate ne sono la prova. Queste divisioni impediscono ancora oggi al centrosinistra di presentare una linea comune, chiara e rassicurante su leader e programma.
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La corsa del Centro e le terze forze
Resta marginale, se non ai limiti della sopravvivenza politica, l’area del Centro. L’unico partito che riesce ad agganciare la soglia di sbarramento è Azione, che si ferma al 3%.
A ruota, troviamo Italia Viva al 2,5%. Chiudono la classifica dei partiti con percentuali che sanno di residuo bellico il Partito liberal democratico e Noi Moderati (entrambi all’1,5%), a pari merito con Sud chiama Nord. Fanalino di coda +Europa all’1% e il partito Ora! di Michele Boldrin, che si ferma allo 0,5%.
Il vero vincitore: il “Partito degli Indecisi”
Al di là delle percentuali dei singoli listini, il dato che dovrebbe far riflettere l’intera classe politica è un altro. Resta infatti macroscopica la quota di elettori che si rifiutano di scegliere o che hanno abbandonato le urne: gli indecisi e gli astenuti si attestano intorno al 32%.
Un italiano su tre, insomma, guarda alla politica attuale e sceglie di voltarsi dall’altra parte. In attesa di vedere se le forze in campo riusciranno a conquistarli, la partita per le prossime scadenze elettorali si preannuncia più aperta che mai.