Attentato a Ranucci, il giornalista sotto choc: “Lavitola è un amico, non ci posso credere”. Intanto Fdi lancia l’ennesima campagna social contro il conduttore di Report

FdI scatenati contro Ranucci per l'amicizia con Lavitola, indagato con l'accusa di essere il mandante dell'attentato al conduttore Rai

Attentato a Ranucci, il giornalista sotto choc: “Lavitola è un amico, non ci posso credere”. Intanto Fdi lancia l’ennesima campagna social contro il conduttore di Report

“Anche a voi è successo nella vita che un vostro amico vi abbia messo una bomba sotto casa?”. Così i social di Atreju, braccio di Fratelli d’Italia, sbeffeggiavano la svolta (choccante) nelle indagini per l’attentato contro il giornalista Sigfrido Ranucci. A finire nel registro degli indagati è stato l’ex editore de L’Avanti! e ora ristoratore, Valter Lavitola, accusato dalla Procura di Roma di essere il presunto mandante della bomba.

Una svolta investigativa diventata immediatamente l’occasione per Fdi per regolare i conti col conduttore di Report. “Dopo mesi di accuse e illazioni contro il governo Meloni, alla fine il presunto mandante sarebbe un amico di Ranucci”, scrive il partito di Giorgia Meloni sui social. Lo stesso partito che si rifiutò di ritirare le querele contro il giornalista, il giorno dopo l’attentato.

Più che commenti agli sviluppi dell’inchiesta, quelli degli esponenti di FdI sono il tentativo di trasformare un’indagine ancora tutta da verificare nell’ennesima occasione per colpire uno dei giornalisti più invisi alla destra di governo. Come se il fatto che tra la vittima e l’indagato vi fosse un rapporto personale bastasse, di per sé, a ribaltare mesi di polemiche sul clima ostile nei confronti del conduttore di Report.

Lo sgomento di Ranucci: “E’ un amico”

La realtà, però, è molto più complessa. Ed è lo stesso Ranucci a raccontarla, con parole che colpiscono proprio per la loro spontaneità. “È una notizia che mi ha lasciato un senso di stordimento“, dice in un video diffuso dopo aver appreso dell’indagine. Nessun tentativo di prendere le distanze dall’amico, nessuna condanna preventiva. Anzi.

“Con Valter abbiamo avuto un rapporto d’amicizia dopo che è stato oggetto di nostre inchieste. È stato anche una fonte importante per alcune inchieste di Report. Sono convinto, finché non vedo ovviamente le prove, della sua innocenza. Tuttavia sono convinto che, anche se dovessero emergere delle responsabilità, non avrebbe mai fatto del male a me e alla mia famiglia”.

Ranucci conferma comunque la piena fiducia negli inquirenti, aggiungendo di affidarsi “completamente alle indagini della Procura di Roma”, definendole “molto rigorose anche dal punto di vista etico”.

Il passato burrascoso di Lavitola

Lavitola, del resto, non è un personaggio qualunque. Ex direttore de L’Avanti!, imprenditore ed editore, il suo nome è finito più volte al centro delle cronache giudiziarie. Negli anni è stato coinvolto in diverse inchieste che hanno riguardato, tra l’altro, i rapporti con l’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e vicende di corruzione internazionale: dalla casa di Montecarlo che affondò la carriera politica di Gianfranco Fini, alla compravendita di senatori per far cadere il governo Prodi, dalla tentata estorsione ai danni di Berlusconi per il giro di escort alle cene eleganti, fino alle tangenti per gli appalti a Panama e alle truffe sui fondi per l’editoria.

Un passato noto, che Ranucci non ha mai nascosto e che, anzi, ricorda quando sottolinea come Lavitola abbia mantenuto rapporti con molti giornalisti “non solo con me” anche dopo essere stato protagonista delle inchieste di Report.

Oggi l’interrogatorio in procura

Sul fronte giudiziario, intanto, gli elementi raccolti dagli investigatori continuano ad accumularsi. Domani Lavitola sarà interrogato dai pubblici ministeri romani, che gli contestano, tra le altre ipotesi di reato, il concorso in strage. Nel decreto di perquisizione i magistrati sostengono che l’imprenditore si sarebbe anche interessato dell’allontanamento in Camerun di Gomes Clesio Tavares, i suo tuttofare ritenuto dagli inquirenti l’intermediario tra il presunto mandante e gli esecutori materiali, finiti in carcere la scorsa settimana. Una ricostruzione tutta da verificare e sulla quale sarà proprio l’interrogatorio a fornire le prime risposte.

Nel frattempo, però, la politica ha già emesso il suo verdetto. Poco importa che Lavitola sia soltanto indagato e che Ranucci continui a professarsi convinto della sua innocenza. Per Fratelli d’Italia basta la parola “amico” per trasformare una vicenda drammatica in un’arma di propaganda. È il paradosso di una storia in cui il giornalista finisce contemporaneamente vittima di un attentato e bersaglio dell’ennesima campagna politica contro di lui. Mentre l’unica cosa che, oggi, dovrebbe davvero interessare è una sola: accertare chi abbia ordinato quella bomba e perché.