Biodiversità, l’allarme del WWF: animali selvatici in calo del 73% in 52 anni, anche l’Italia è a rischio

Biodiversità, l’allarme del WWF: animali selvatici in calo del 73% in 52 anni. Secondo il rapporto anche l’Italia è a rischio

Biodiversità, l’allarme del WWF: animali selvatici in calo del 73% in 52 anni, anche l’Italia è a rischio

Se qualcuno ancora dubita dell’impatto dell’uomo sulla fauna, allora farebbe bene a leggere il Living Planet Report (LPR) 2026 del WWF. Dati alla mano, la dimensione delle popolazioni di specie selvatiche monitorate nel corso degli ultimi 52 anni è diminuita in media del 73%, a causa della perdita e del degrado degli habitat, del sovrasfruttamento dei territori, del cambiamento climatico, dell’inquinamento e della presenza di specie invasive e di malattie.

Il Living Planet Index (LPI), elaborato dalla Zoological Society of London (ZSL), prende in considerazione 35.803 trend di popolazione relativi a 5.790 specie di vertebrati dal 1970 al 2022. Il rapporto evidenzia che il declino più marcato riguarda gli ecosistemi d’acqua dolce (-85%), seguiti dagli ecosistemi terrestri (-69%) e da quelli marini (-59%).

Molte ombre e poche luci

Come si legge nel report: “Queste pressioni sono a loro volta influenzate dalle modalità con cui operano i sistemi agroalimentare, energetico e finanziario, che contribuiscono direttamente o indirettamente ai principali fattori di perdita di biodiversità. Sebbene questi sistemi complessi siano spesso resistenti al cambiamento, possono essere trasformati creando le condizioni necessarie a innescare punti di svolta positivi”.

Questo perché, “sebbene il trend complessivo sia negativo, circa la metà delle popolazioni incluse nel LPI è stabile o in aumento». Il rapporto mette inoltre in evidenza il recupero delle popolazioni di tartaruga verde, tonno rosso, tigre ed elefante africano di savana, dimostrando che interventi di conservazione mirati possono produrre risultati concreti.

Presentando il rapporto, Kirsten Schuijt, direttrice generale del WWF International, ha dichiarato: “Mentre la biodiversità si impoverisce a una velocità allarmante, emergono anche ragioni concrete per guardare al futuro con speranza. Per consolidare questi risultati, la sola conservazione non basta: è necessario accelerare la trasformazione dei sistemi che causano la perdita di natura. I progressi già raggiunti dimostrano che il cambiamento è possibile e che insieme possiamo costruire un futuro più sostenibile e resiliente”.

Il caso italiano

“Il Living Planet Report 2026 lancia un messaggio chiaro: la situazione è fortemente preoccupante, ma c’è ancora spazio per invertire una tendenza negativa che dura da troppo tempo. È un appello a tutti, soprattutto ai decisori politici, che non possono ignorare gli allarmi della scienza”, spiega Luciano Di Tizio, presidente del WWF Italia.

Secondo lui “i gravi trend di perdita di biodiversità non risparmiano purtroppo l’Italia, dove il 30% dei vertebrati e il 25% delle specie animali marine del Mediterraneo sono a rischio estinzione. Ma anche nel nostro Paese non mancano storie di successo, come quelle del lupo e del cervo sardo, che oggi mostrano incoraggianti segni di ripresa, ottenuti grazie a specifici interventi di conservazione attuati con rigore e perseveranza nel corso degli anni”.