Bonaccini si smarca da Letta e mette nel mirino il reddito di cittadinanza. Non bastava la guerra ai poveri di destre e renziani, il governatore dell’Emilia apre un fronte pure nel Pd

STEFANO BONACCINI
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Il “partito” degli scettici contro il Reddito di cittadinanza nella versione attualmente in vigore da ieri annovera un altro iscritto: il dem Stefano Bonaccini. Il presidente dell’Emilia Romagna, regione che può essere annoverata tra i “motori economici” del Paese e dunque molto attento alle imprese e alle loro esigenze, pur non ravvisando la necessità dell’abolizione tout court della misura come da settimane ormai chiedono le destre e Matteo Renzi, ieri ha puntualizzato che “Così come è concepito da noi” il Reddito di cittadinanza “Ha mostrato crepe evidenti” e “Va assolutamente rivisto perché non ha assolto molti degli obiettivi che si era posto a partire da quello di cominciare a reintrodurre le persone nel mercato del lavoro”.

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Una posizione molto più netta di quella del segretario del Pd Enrico Letta – che di fatto in materia si è accodato ad un generico filone di pensiero che si può riassumere nell’assunto “ci penserà Draghi” – e più vicina a quella del ministro leghista dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti che – non a caso – a margine della sua visita al supersalone, l’edizione speciale del Salone del Mobile in corso alla Fiera di Rho – ha parlato “di lavoro di cittadinanza”, asserendo che “La costituzione italiana recita che è il lavoro che ci rende pienamente cittadini” e dunque lo sforzo deve essere quello di trasformalo in questo senso, rendendolo più performante nella parte che dovrebbe aiutare il percettore del sussidio ad inserirsi nel mercato del lavoro.

LE SOLITE DUE LEGHE

Quella del numero due di Via Bellerio è dunque una posizione di “compromesso”, non certo una bocciatura senza appello, una vera e propria crociata come quella intrapresa dal leader del suo partito Matteo Salvini – che ieri ha leggermente aggiustato il tiro proponendo di cancellare o “cambiare con la legge di bilancio – uno dei pilastri del M5S e dell’azione di governo dell’ex premier Giuseppe Conte, esecutivo di cui peraltro la Lega faceva parte.

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Del resto, dal Green Pass al reddito di cittadinanza l’obiettivo di Giorgetti e i suoi è ormai fin troppo chiaro: marcare la distanza dal segretario federale su tutte quelle questioni che confliggono più o meno apertamente con le posizioni di Draghi e della maggioranza e che sono in contrasto anche con le istanze che partono dai territori amministrati da governatori e sindaci del Nord. Non a caso, ad accodarsi al vice segretario federale del Carroccio è il presidente del Friuli Venezia Giulia e della Conferenza delle Regioni Massimiliano Fedriga che nel corso di un collegamento con Sky Tg24 afferma che quella di Giorgetti è una proposta di buon senso, “Che guarda ad un Paese dove ai cittadini vengono dati dei diritti e non solo assistenzialismo, il diritto di costruirsi un futuro ed una prospettiva”.

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Anche Fedriga parla dunque di “trasformazione e miglioramento” della misura, non certo di “paghetta di stato”, definizione usata ieri dalla leader dell’opposizione Giorgia Meloni che, dopo le critiche ricevute dal M5s e da una parte del Pd, attraverso un post su Facebook, ribadisce la propria contrarietà totale al provvedimento varato dal governo Conte I: “Lo sviluppo e il lavoro sono i mezzi per liberare la gente dalla povertà, non il mantenimento con la paghetta di Stato per rendere i cittadini dipendenti dalla politica come vogliono fare i 5S e la sinistra. Si possono raccontare tutte le cose che si vogliono, ma il reddito di cittadinanza è stato un grandissimo fallimento, oltre che un disincentivo al lavoro. Noi la povertà vogliamo combatterla davvero”.