Riciclaggio di proventi illeciti e scambio di valori in esecuzione di accordi di natura criminosa. Sono le cause per le quali ieri il Casinò di Saint Vincent è stato posto sotto amministrazione giudiziaria, a seguito del decreto emesso dal Tribunale di Torino, su richiesta del procuratore Giovanni Bombardieri.
E’ la prima volta che una casa da gioco finisce in amministrazione giudiziaria
È la prima volta che lo strumento dell’amministrazione giudiziaria viene applicata a una casa da gioco, individuata dagli inquirenti quale contesto utilizzato per il riciclaggio di proventi illeciti e per lo scambio di valori.
Il provvedimento arriva a seguito delle indagini della Procura di Aosta che avevano permesso di individuare un sistema di riciclaggio incentrato sulla casa da gioco, indagini che avevano già portato al sequestro di contante, conti correnti, disponibilità finanziarie e immobili, per circa 5 milioni di euro nei confronti di oltre 30 indagati, a vario titolo, per i reati di associazione a delinquere, emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, riciclaggio, ricettazione e corruzione di incaricato di pubblico servizio.
L’inerzia di dirigenti del Casinò avrebbe facilitato l’associazione a delinquere
Per gli inquirenti, il “sistema di riciclaggio incentrato sulla casa da gioco valdostana” con reati, tra gli altri, di associazione a delinquere, riciclaggio, ricettazione e corruzione di incaricato di pubblico servizio, avrebbe “beneficiato di un’ingiustificata inerzia dell’amministratore e di altri dirigenti, tale che si è ritenuto che la società, per colpa, non abbia messo a punto una struttura organizzativa adeguata e idonea a impedire la commissione dei reati descritti”.
In particolare, si legge nel decreto di applicazione della misura giudiziaria, “il meccanismo (corruttivo, ndr) è stato colposamente alimentato dalla società che non ha mai realmente posto in essere e attuato a monte controlli efficaci sull’operato dei dipendenti, né ha mai assunto iniziative concrete a valle per eliminare quei comportamenti opachi e dannosi per le casse della casa da gioco, di cui era venuta indirettamente a conoscenza attraverso i molteplici alert pervenuti”.
I capi sapevano ma non hanno fatto nulla per impedire la commissione dei reati
“I soggetti apicali della Casinò de la Vallée spa non direttamente coinvolti nelle attività delittuose – in particolare l’amministratore unico Buat e la direttrice Bertone – pur avendo captato molteplici segnali d’allarme, non hanno assunto alcuna iniziativa concreta e diretta, sorvolando negligentemente sui rispettivi obblighi di controllo e di segnalazione”, sottolineano i giudici Costanza Isabella Goria, Lucilla Raffaelli e Irene Gallesio.
“I controlli e i richiami – concludono i tre giudici – sono risultati essere più formali che sostanziali e pertanto inidonei alla risoluzione delle problematiche emerse. Questo atteggiamento sostanzialmente passivo della società ha di fatto consentito dapprima il diffondersi e successivamente il radicarsi di fenomeni illeciti, in particolare di corruzione e riciclaggio, rendendo così la casa da gioco un ambiente facilmente permeabile ad un alto livello di illegalità”.