Caso Lavitola, Ranucci ribalta le accuse su Bocchino: ha tentato di condizionare Report? Il direttore del Secolo d’Italia nega

Secondo Libero, nel 2021 Bocchino avrebbe inoltrato al faccendiere le mail di Report su un'inchiesta. Ranucci: "Fatto gravissimo, se vero"

Caso Lavitola, Ranucci ribalta le accuse su Bocchino: ha tentato di condizionare Report? Il direttore del Secolo d’Italia nega

Per mesi la domanda è stata una sola: Valter Lavitola ha condizionato Report? Ad oggi l’unica certezza è che Sigfrido Ranucci è stato, l’estate scorsa, prima rimosso dalla conduzione del programma, quindi, pochi giorni fa, sospeso dai vertici di Viale Mazzini. Tutto, ha sempre accusato il giornalista, per le “ombre” sollevate dai giornali del Gruppo Angelucci su “presunti condizionamenti mai avvenuti”, dopo una campagna “fatta di falsi con 3000 articoli”.

Ora Ranucci accusa Bocchino di condizionamenti a Report

Ora però Ranucci quella domanda la rovescia, chiedendo spiegazioni – ironia della sorte – proprio ai suoi  acerrimi nemici del quotidiano Libero, che hanno pubblicato un articolo nel quale denunciavano rapporti stretti tra il direttore editoriale del Secolo d’Italia, Italo Bocchino e Lavitola.

“Fatto gravissimo, se vero”, ha scritto ieri sui social l’ex conduttore di Report. “Libero tiri fuori la mail che Italo Bocchino avrebbe inviato a Lavitola per condizionare Report“, tuona. Secondo Ranucci, insomma, il sospetto del giornalista è che a cercare di influenzare il programma sarebbe stato un primario esponente di Fratelli d’Italia e proprio attraverso l’ex editore de L’Avanti!. E nessuno ne parla, aggiunge, solo “perché riguarda un esponente di FdI”.

L’inchiesta sull’amico di Bocchino, Gallo

Per comprendere questo ennesimo capitolo dell’intricatissima vicenda, bisogna tornare a mercoledì, quando il giornale di proprietà del deputato leghista Antonio Angelucci ricostruisce una vicenda risalente al novembre 2021. Allora Report stava lavorando sulla centrale turbogas di Presenzano e cercava di intervistare Alfonso Gallo, titolare della Geko spa di Roma.

Gallo, preoccupato, secondo Libero, chiese consiglio a Bocchino, amico di lunga data. Bocchino suggerisce di non concedere l’intervista e gira le mail di richiesta provenienti dalla redazione di Report a un ufficio stampa, affinché assista Gallo.

Niente di strano, se non fosse che qualche mese dopo, secondo la ricostruzione di Libero, Bocchino avrebbe inoltrato a Lavitola lo scambio di mail tra la redazione di Report e l’imprenditore. È su questo che Ranucci costruisce il suo ribaltamento delle accuse: “Bocchino tentava di condizionare Report attraverso il condizionamento di Lavitola”? Il giornalista sottolinea infatti come un esponente di spicco del partito di Giorgia Meloni avrebbe fornito a Lavitola il materiale per intervenire sull’inchiesta.

Inoltre nel suo post, Ranucci aggiunge un’ulteriore domanda: il 9 luglio Fratelli d’Italia aveva annunciato un esposto in Procura sui presunti condizionamenti di Lavitola sulle puntate di Report, ma, secondo il conduttore, quell’esposto non è mai stato depositato. E si chiede: “È forse per questo?”…

Gallo mai sentito dai segugi di Report

Due elementi, però, ridimensionano la ricostruzione. Il primo: Lavitola non ha inoltrato la mail a Ranucci, ma a un contatto salvato nel suo telefono come “Magotony“. Chi sia tale Magotony non si sa (al momento). Il secondo è che alla fine Gallo non è stato mai intervistato da Report. Per i giornalisti del programma il suo ruolo avrebbe perso interesse ai fini investigativi.

La difesa del giornalista meloniano

Bocchino da parte sua ha ammesso l’amicizia con l’imprenditore Gallo e di avergli consigliato all’epoca di non rilasciare dichiarazioni pretestuose, ma ha negato qualsiasi tipo di condizionamento illecito e ha  respinto ogni addebito. “Non ho mai cercato di condizionare nessuno”, ha dichiarato, “Le parole di Ranucci denotano una scarsa serenità”.

Tuttavia appare assodato che tra Boccino e Lavitola i rapporti fossero molto stretti, sebbene lo stesso Bocchino abbia tentato di derubricarli (“è il suo pescivendolo di fiducia”, aveva detto). Così come è ampiamente dimostrato che al Cefalù Bistrot, il ristorante di Monteverde di Lavitola, Bocchino e Ranucci andassero spesso a pranzo.