Cinque Stelle in crescita. Salvini alza il tiro e si attacca alla cannabis. Dalla Lega neanche un commento sull’ok al taglio dei parlamentari

di Raffaella Malito
Politica

Forte del risultato Siri, con l’uscita del sottosegretario leghista indagato dall’esecutivo, il M5S porta a casa un’altra vittoria. La sforbiciata di 345 parlamentari, approvata dalla Camera dopo l’ok del Senato, è la ciliegina sulla torta del taglio ai costi della politica, una delle battaglie con cui il Movimento si è presentato al Paese. Gioisce il capo politico dei pentastellati Luigi Di Maio, parla di “tappa storica” il ministro grillino Riccardo Fraccaro. Nessun commento a ora dal leader della Lega Matteo Salvini. Il ministro dell’Interno mastica amaro e si getta anima e corpo in una forsennata campagna elettorale. Che lo spinge ad alzare il tiro delle provocazioni riportando così la tensione all’interno del Governo a un livello di guardia. La guerra alla droga light del vicepremier leghista diventa un attacco al M5S.

NUOVI ATTRITI. Lo spunto è fornito dalla proposta di legge di un senatore grillino (Matteo Mantero) per la liberalizzazione della cannabis. “Che la ritiri”, intima Salvini che si vanta di aver fatto chiudere nella giornata di ieri tre cannabis shop nelle Marche dove è in tour elettorale. E rilancia: “La droga fa male, meglio liberalizzare la prostituzione”. La reazione di Di Maio è dura: “La lotta alla droga è come la pace nel mondo: la vogliamo tutti. Il ministro vuole chiudere i negozi irregolari che vendono queste sostanze? Ben venga ma lo pregherei anche di chiudere le piazze di spaccio della camorra e della mafia”.

Di Maio rilancia su flat tax e salario minimo ma abbandona i toni più morbidi utilizzati il giorno prima. “Salvini si preoccupi delle leggi che sono nel contratto di Governo, cerchiamo di vederci per fare il salario minimo orario e la flat tax piuttosto che andare a scartabellare nelle leggi di singoli senatori che non hanno i numeri per essere approvate”. “Puoi mettere una toppa alla povertà con il reddito di cittadinanza, ma l’Italia non ha bisogno di reddito, ha bisogno di tagliare le tasse alle imprese”, punge Salvini. Che nel frattempo sulla riforma fiscale sognata deve registrare l’alt del ministro dell’Economia: “Per finanziare riforme strutturali ci vogliono coperture strutturali – dice Giovanni Tria – il deficit può coprire solo esigenze temporanee”. E poi ci sono gli altri temi che bruciano nei comizi della campagna elettorale e nelle commissioni parlamentari. I grillini temono agguati su sblocca-cantieri e su Tav, su decreto crescita e sul salario minimo.

IL NERVO SCOPERTO. Ma il nervo più scoperto è sicuramente l’Autonomia. Salvini vorrebbe almeno averne un assaggio in un prossimo Consiglio dei ministri: “L’Autonomia non è un favore alla Lega ma all’Italia”, dice. M5S frena: “Per me l’autonomia si deve fare, ma non per creare sanità di serie A o serie B, o scuole di serie A e serie B”, ribadisce Di Maio. Che non ha alcuna intenzione di mollare la battaglia per la legalità: una legge sul conflitto di interessi, lotta all’evasione, contrasto alla corruzione. Salvini ha cercato di rispondere con la proposta della norma spazza-clan con cui portare in galera i condannati in via definitiva. E soprattutto sfidando il Guardasigilli sulla giustizia: Se la riforma è pronta- attacca – Alfonso Bonafede “la porti in discussione: noi come Lega abbiamo le nostre idee”. La strada da qui al 26 maggio è lunga.