Dalle basi Usa agli impegni Nato: Meloni e l’Ue si inchinano a Trump

Prima il caso delle basi Usa in Italia aperto da Rutte, poi l'impegno dei leader E5 per aumentare il sostegno alla Nato.

Dalle basi Usa agli impegni Nato: Meloni e l’Ue si inchinano a Trump

Da una parte le dichiarazioni di Mark Rutte, diventate un caso, sulle basi statunitensi in Italia usate per la guerra contro l’Iran, dall’altra l’impegno dell’Italia (insieme a Germania, Francia, Regno Unito e Polonia) ad aumentare le spese militari e a rafforzare la componente europea della Nato. Prima del vertice E5 di Berlino, per rilanciare la vicinanza europea e italiana a Donald Trump sul fronte della Nato, Giorgia Meloni ha incassato la prima brutta notizia nella giornata di ieri con le dichiarazioni di Rutte.

Il segretario generale dell’Alleanza Atlantica in un’intervista a Fox News ha detto che dalle basi in Italia sono decollati 500 aerei statunitensi “per supportare l’operazione” Epic Fury in Iran. Meloni e il suo ministro della Difesa, Guido Crosetto, hanno sempre detto in Parlamento di aver concesso solo supporto logistico per i voli statunitensi tecnici e non per quelli che dovevano bombardare Teheran. Le dichiarazioni di Rutte potrebbero smentire quanto finora affermato dal governo e hanno costretto il ministero della Difesa a intervenire per smentire quando sostenuto dal segretario della Nato: l’Italia ha sempre operato rispettando i trattati e gli accordi che regolano l’utilizzo delle basi alleate “senza autorizzare né consentire” attività di altro tipo, afferma il ministero. Quindi sono state consentite solo “attività di natura tecnica e logistica”.

Il caso voli Usa in Italia, tra mezze retromarce e smentite

Secondo la Difesa il messaggio di Rutte è “totalmente fallace”. Crosetto si dice disponibile a riferire sulla questione e a fornire “aereo per aereo”, tutte le informazioni sui voli autorizzati, sostenendo che non si tratta di scelte politiche ma di gestione degli accordi di cui si “occupano le strutture tecniche” del ministero. Alla fine anche la stessa Nato è stata costretta a correggere il tiro con la portavoce Allison Hart: “Il tipo di sostegno cui ha fatto riferimento riguarda il supporto logistico o tecnico”, ha spiegato sostenendo che Rutte parlava solamente di attuazione degli accordi bilaterali esistenti. Secondo il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, è nata “una tempesta in un bicchier d’acqua” perché i voli non sono serviti “per compiere azioni di guerra” ma solo “operazioni logistiche”: “Il governo – assicura Tajani – è pronto ad andare in Parlamento a dire tutto quello che deve essere detto con grande trasparenza”.

La Nato alla corte di Trump

Intanto il tentativo di ricucire con gli Usa di Meloni procede, come dimostrano le dichiarazioni dell’ambasciatore Usa in Italia, Tilman J. Fertitta, che tesse le lodi della presidenza del Consiglio, definendo il suo lavoro “eccellente”. E procede anche la riconciliazione dei leader europei con Trump, come dimostra il vertice dei leader degli E5 (Italia, Germania, Francia, Regno Unito e Polonia) a Berlino. Ma più che una riconciliazione, suona come la volontà di assecondare a tutti i costi il presidente Usa.

Gli E5, al termine del vertice, ribadiscono il loro “incrollabile impegno per la sicurezza euro-atlantica”, riconoscono “il ruolo vitale” che svolgono gli Usa nella Nato e si impegnano per “costruire un’Europa più forte” nell’Alleanza: in sostanza, l’accettazione della richiesta di Trump di fare molto di più nella Nato per accontentarlo. E sempre per accontentarlo rilanciano l’impegno ad aumentare le spese militari fino al 3,5% del Pil, con Friedrich Merz che assicura che la Germania raggiungerà l’obiettivo entro il 2029.

Meloni sposa la linea Trump sostenendo che “l’Europa deve assumersi le proprie responsabilità in termini di difesa e sicurezza”, incentivando inoltre “la nascita di un’industria bellica europea”. Per il presidente francese, Emmanuel Macron, europei e americani “si stanno avvicinando” e sono “molto uniti”. Merz, infine, afferma che al vertice Nato di Ankara l’obiettivo è “dare un forte segnale di sostegno all’Ucraina”, con la proposta del governo tedesco di un “forte finanziamento” per lanciare un messaggio alla Russia.