Gaza e la Palestina, dentro il genocidio e l’apartheid, ci fanno un regalo feroce: mostrano la natura delle persone e i tratti che una più facile diplomazia terrebbe coperti per sempre. Ieri è bastata una giurista sudafricana di 85 anni. Navi Pillay, Nobel per la pace 2026, ha guidato la Commissione d’inchiesta dell’Onu che nel settembre 2025 ha concluso che Israele a Gaza ha commesso un genocidio e appena premiata a Norimberga ha chiesto ai cronisti perché mai dovrebbe servire coraggio per dire la verità. Una domanda da niente.
Lo sproloquio degli indecenti
Subito si sono infiammati quelli che sparirebbero dalle loro poltrone apicali se vincesse la verità e dovrebbero restituire un’autorevolezza che spesso si sono appuntati da soli, come certe firme di giornale, e quelli che quel giorno siederanno in un tribunale a rispondere delle loro responsabilità o della loro complicità morale davanti alla storia. Il ministero degli Esteri israeliano ha tirato in ballo Goebbels che applaude dall’inferno, Donald Trump ha parlato di vergogna irreparabile. Lo stesso giorno il presidente americano Donald Trump ha sanzionato la Corte penale internazionale, stavolta la Corte intera, dove Pillay è stata giudice.
Travolge anche i nostri, quelli con l’orizzonte internazionale di un cortile. Giorgia Meloni a gennaio sperava di dare il Nobel a Trump, la Lega aveva depositato alla Camera una mozione per sostenerlo proprio nel 2026 e Antonio Tajani un anno fa spiegava in tv che il diritto internazionale vale fino a un certo punto. Il punto, insomma, l’ha messo Oslo.
Travolge Kaja Kallas, alta rappresentante dell’Ue per la politica estera, che nel suo messaggio parla di diritto internazionale sotto attacco e riesce a tacere su Gaza. Travolge Ursula von der Leyen, imbarazzata ma soprattutto imbarazzante, che elogia una donna che “non ha mai distolto lo sguardo” e nomina l’apartheid e il Ruanda, mentre lo sguardo da Gaza lo distoglie lei.
Cari signori, lo so che vi infastidisce. La realtà prima o poi irrompe nonostante i nutriti eserciti di lacchè, e ieri ve l’ha fatto vedere bene: aveva la faccia di un’ottantacinquenne che a Norimberga, sentita la notizia, pensava a uno scherzo.