L'Editoriale

La pacchia (e la farsa) per Meloni è finita

Meloni prova a riposizionarsi dopo aver assecondato le folli scelte di Trump e i silenzi di fronte agli atti criminali di Netanyahu

La pacchia (e la farsa) per Meloni è finita

Una batosta dietro l’altra. Dalla débâcle referendaria in poi a Giorgia Meloni non ne è andata più una per il verso giusto. La Guerra del Golfo scatenata da Usa e Israele a ridosso della consultazione – “Non condanno né condivido”, si era barcamenata la premier per non prendere posizione – che ha fatto esplodere i prezzi dei carburanti; il deferimento dell’Italia all’Assemblea degli stati membri dalla Corte penale internazionale per il caso Almasri.

Il niet di Bruxelles alla richiesta di allentare i vincoli del Patto di Stabilità Ue – firmato senza colpo ferire dal governo italiano – per fronteggiare la crisi e, soprattutto, l’ultimo anno di legislatura prima delle prossime Politiche; la sconfitta dell’alleato Viktor Orbán in Ungheria, pietra miliare del sovranismo europeo; l’attacco senza precedenti di Trump a Papa Leone XIV che l’ha costretta, con mezza giornata di ritardo, a prendere le distanze (parole “inaccettabili”) dall’idolo che sognava di emulare – al punto da candidarlo perfino al Nobel per la pace – di fronte all’ondata di indignazione internazionale che ha travolto il presidente Usa.

Lo stesso Trump che ieri non ha perso tempo a scaricarla: “È lei che è inaccettabile”, ha detto il tycoon in un’intervista telefonica al Corriere della Sera all’indomani della presa di posizione della premier italiana in difesa del Pontefice. Poco prima, era stata proprio Meloni a far sapere che “il governo ha deciso di sospendere” – solo con tre anni di ritardo – “il rinnovo automatico dell’accordo di Difesa con Israele”. Meglio tardi che mai, certo, almeno per la credibilità (e la dignità) dell’Italia nel mondo, pesantemente compromessa (e isolata) dalla sconsiderata azione dell’esecutivo.

Ma forse troppo tardi per quella della presidente del Consiglio e del suo governo. Che, nel tentativo di riposizionarsi per far dimenticare la sua totale sudditanza verso le folli scelte di Trump e gli incomprensibili silenzi di fronte agli atti criminali di Netanyahu, ha certificato il fallimento della politica estera del suo governo. La pacchia (e la farsa) per Giorgia stavolta pare sia finita davvero. Resta solo da calcolare l’entità dei danni arrecati all’Italia.