Dopo aver fatto trapelare un presunto report della Cia – smentito da tutti – su un possibile attacco russo via mare a Italia, Francia e Spagna, ora la Lituania schiera le truppe al confine con Kaliningrad. Giusto per avvicinarci di un altro passo alla terza guerra mondiale, emulando l’Estonia.
L’altra Repubblica baltica, che conta 1,3 milioni di abitanti, un esercito di 4.650 uomini – dicansi quattromilaseicentocinquanta – zero mezzi corazzati terrestri, zero aerei da caccia, 6 lanciarazzi, 36 obici cingolati e 24 semoventi, ha già ammassato le sue poderose truppe al confine con la Russia. Il comandante della brigata, il colonnello Tarmo Kundla, ha illustrato la dottrina: “difesa attiva”, un avanzamento verso il fronte con la prima potenza nucleare del mondo. Magari sperando che un incidente trascini tutta la Nato – ma senza gli Usa che sul fronte russo si sono disimpegnati da tempo – in un conflitto che sembrano ansiosi di cominciare.
Mentre i volenterosi, Francia, Gran Bretagna e Polonia in testa, vaneggiano di contingenti da inviare direttamente in Ucraina a puntellare l’esercito decimato di Zelensky, il cancelliere tedesco Merz, reduce dalla recente visita a Kiev dove ha potuto toccare con mano la potenza di fuoco del Cremlino, sostiene che se la Russia non viene fermata la guerra prima o poi ci travolgerà. E L’Italia? Nel Paese la cui premier Meloni ha scommesso più volte sulla vittoria militare dell’Ucraina, solo nel primo semestre di quest’anno, l’import militare è cresciuto del 15% e l’export del 31,3%. Parallelamente, gli acquisti dallo stato di Israele, guidato dal ricercato (dalla Corte penale internazionale dell’Aia) Netanyahu per i crimini a Gaza, sono cresciuti al punto che, entro la fine dell’anno, Tel Aviv diventerà il nostro secondo fornitore di armamenti.
Intanto spendiamo e spandiamo miliardi per la difesa, sebbene non ci sia un euro per scuola, sanità e welfare. E poi c’è chi si meraviglia se, di fronte a questa deriva bellicista osteggiata secondo tutti i sondaggi dalla maggioranza dei cittadini europei (persino gli Ucraini chiedono di porre fine alla guerra), crescono l’Afd in Germania, la Le Pen in Francia e Vannacci in Italia. Ma in questo marasma da reparto psichiatrico resta da chiarire chi siano i veri pazzi.