Una exit strategy dai suoi fallimenti. Ecco perché Draghi punta al Quirinale. A corto di vaccini e scorte di tamponi in esaurimento. Il premier tenta la fuga dal suo stesso disastro

MARIO DRAGHI
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Che Duemilaventidue, fuga da Palazzo Chigi. Mario Draghi, approdato alla presidenza del Consiglio salutato con magno gaudio, prepara la sua via d’uscita sugli allori: l’approdo al Quirinale. Una exit strategy d’eccezione per evitare di affrontare i problemi del Paese reale, da “nonno a disposizione delle Istituzioni”, direbbe.

Ma è un nonno che vuole dettare le regole della famiglia, assumendosi il compito di indicare l’erede come capo del governo e le politiche da seguire. La famosa autoelezione al Colle, bacchettata da Massimo D’Alema nell’intervento di fine anno. Un semipredenzialismo in salsa draghiana con la benedizione di una parte del centrosinistra, in testa il Pd di Enrico Letta, che sogna di diventare il pivot per l’elezione di Draghi come erede di Sergio Mattarella. Un tentativo, quello dei dem, di mettersi al centro della scena politica.

Eppure i dati sulla pandemia sono indicativi che la situazione non sia affatto migliorata, si sta anzi riproponendo con un vigore sconosciuto. I contagi si contano nell’ordine delle decine di migliaia (con picchi di centinaia di migliaia) al giorno, spazzando via la narrazione dell’Italia che sta meglio degli altri Paesi europei, grazie alla taumaturgia draghiana.

Semplicemente l’ondata è arrivata solo in ritardo rispetto al Regno Unito e alla Francia. Oggi, stando ai numeri ufficiali, oltre 1 milione e 100 italiani risultano positivi. Intanto le terapie intensive iniziano a riempirsi, nonostante lo scudo dei vaccini: sono 1.350 le persone in rianimazione e le vittime sono centinaia. Come se non bastasse gli italiani fanno lunghe file per i tamponi, pagati di tasca propria, alle prese con regole che cambiano ogni giorno. In questo clima cresce l’incertezza anche sulla scuola.

È ormai tornato d’attualità il possibile ritorno della didattica a distanza, o in alternativa il prolungamento delle vacanze natalizie, per evitare il ritorno in classe degli studenti. Per non parlare dello smart working, l’incubo del ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta (leggi l’articolo), ma che si profila come l’unica soluzione possibile. E dulcis in fundo, le vaccinazioni si scontrano con rifornimenti non adeguati: gli italiani sono costretti alla cosiddetta eterologa, perché il commissario Francesco Paolo Figliuolo non riesce ad accaparrarsi adeguate le forniture di Pfizer. Quindi o si inocula Moderna, facendo il mix di sieri, o niente.

Di fronte a questo quadro, Draghi che fa? Si concentra su altro, su quelle che vengono raccontate come ambizioni personali: la scalata al Colle più importante della Repubblica italiana a conclusione di una brillante carriera. Da lui non c’è stata alcuna smentita. Addirittura, si vocifera nei Palazzi del potere, che l’ex numero uno della Banca centrale europea lascerà comunque la guida del governo nel caso in cui non fosse eletto alla presidenza della Repubblica.

Certo, si tratta solo di un’ipotesi, perché al momento è troppo presto per sbilanciarsi. E dire che, un anno fa, il capo dello Stato Mattarella si presentava davanti agli italiani, preoccupato e irritato, denunciando la situazione critica di un’ondata in corso e dell’impossibilità di tornare al voto. Così l’iniziativa fu quella di convocare Draghi a Palazzo Chigi nel ruolo di SuperMario, dell’uomo della Provvidenza, per salvare il Paese dal disastro. Dopo i primi mesi di claque mediatica, però, adesso arrivano i problemi reali: cittadini stremati, che attendono risposte concrete.

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