Il suo ultimo atto ufficiale da capogruppo dei deputati azzurri è stata la “piena solidarietà” espressa a Giorgia Meloni “che ha dimostrato coerenza, equilibrio e determinazione nella difesa dell’interesse nazionale”. Poi Paolo Barelli ha dovuto, obtorto collo, lasciare lo scettro all’antagonista Enrico Costa.
L’avvicendamento, deciso lo scorso week end da Pier Silvio e Marina Berlusconi con il consuocero (di Barelli) Antonio Tajani, si è consumato materialmente ieri sera nella sala Colletti del palazzo dei Gruppi, dove i deputati azzurri hanno votato. Ma solo il nuovo presidente dei deputati. L’altra partita, quella dei “vice” di Costa, a cominciare dal vicario, è stata rimandata.
Quelle posizioni di rincalzo, infatti, si sarebbero dovute decidere nel summit in programma ieri mattina tra Tajani e Giorgio Mulè, atteso prima della formalizzazione di Costa capogruppo, riferiscono fonti qualificate azzurre. Il faccia a faccia slittato per sopravvenuti e improrogabili impegni, non solo di politica estera, che avrebbero modificato l’agenda del ministro degli Esteri in concomitanza con i lavori dell’Aula dove era richiesta la presenza di Mulè. Tutto rimandato a oggi.
Barelli viceministro dei Rapporti con il Parlamento, ma c’è la “variabile Siracusano”
E il povero Barelli? Per lui si parla di una poltrona da viceministro dei Rapporti con il Parlamento. Ma senza portafoglio, altrimenti ci sarebbe incompatibilità con la presidenza della Federazione italiana nuoto che non intende abbandonare (e che Meloni non intende lasciare al nemico interno Rampelli…).
Ma per dargli quella poltrona, bisogna trovare una sistemazione a chi la occupa oggi, cioè la forzista Matilde Siracusano, compagna di Roberto Occhiuto, vicepresidente di Fi e nemico di Tajani e quindi dello stesso Barelli. Il progetto sarebbe farla diventare sottosegretaria alla Cultura. Manovre che entreranno nel Cdm di oggi, dove Fi tratterà le proprie richieste, mettendo sulla bilancia il proprio sì al leghista Federico Freni alla Consob.