Si è presentato a Montecitorio il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, per spiegare le ragioni che hanno portato il governo a chiedere il via libera allo scostamento di bilancio da 29 miliardi. Ma, anziché trovare la sala gremita, come sarebbe lecito attendersi davanti a un provvedimento tanto importante, il ministro si è trovato davanti soltanto 12 parlamentari: cinque della maggioranza e sette dell’opposizione. Nel corso dell’audizione, il numero dei presenti è poi salito a 20, di cui, stando a quanto emerge, circa sei della maggioranza e il doppio dell’opposizione.
Un aspetto che non è passato inosservato. Il ministro dell’Economia, il cui intervento era stato annunciato soltanto pochi minuti prima, ha esordito allargando vistosamente le braccia e lanciando una frecciatina ai numerosi assenti: “Buongiorno, onorevoli colleghi presenti in Aula”.
Pensiero che lo stesso ha rincarato al termine dell’audizione quando, parlando con La Repubblica, e commentando le tante assenze avrebbe detto: “Eh, questi non vogliono lavorare di lunedì, ma mi sembra che nemmeno il martedì abbiano tanta voglia”.
L’intervento di Giorgetti
Davanti ai parlamentari, Giorgetti ha ammesso che “programmare, soprattutto a tre anni, in situazioni di grande turbolenza è assai complicato e gli aggiornamenti, come dimostrano le rilevazioni del Fmi, sono settimanali”. Per questo, ha spiegato, la decisione fondamentale alla base dei ragionamenti del governo è che “quando il bollettino meteorologico annuncia tempesta, prima di uscire in mare aperto conviene assicurarsi delle condizioni dell’imbarcazione. Ed è quello che abbiamo cercato di fare” in questi anni.
“Questa rotta riteniamo di doverla confermare in un momento come questo, in cui si annunciano nuvoloni all’orizzonte. Questo documento risponde a questa impronta, mira a rispettare il sentiero di consolidamento della finanza pubblica e punta a rispettare i target fissati dalla nuova governance europea. Se le condizioni lo consentiranno, sarà possibile l’uscita dalla procedura a primavera”, ha precisato il ministro.
Giorgetti ha poi sottolineato che “l’onere sul debito” rappresenta un vincolo importante per i conti pubblici. “A me tocca ricordare che il debito che abbiamo ereditato, che è stato costruito da generazioni di governi, è un debito che non ci permette, sostanzialmente, di variare troppo sul tema e quindi, purtroppo, quella linea di voce di spesa, che non è emendabile da nessuno, che è un dato di fatto, in relazione a questa situazione, è destinata a lievitare”.
Nel suo intervento sul Documento programmatico di finanza pubblica (DPFP), il ministro ha poi aggiunto che “proprio per questo, purtroppo, la politica restrittiva in termini monetari non aiuta la finanza pubblica e non aiuta l’economia reale. Però, in questo momento, è un atto, tra virgolette, dovuto, in base al classico approccio di politica monetaria delle banche centrali”.
La replica del Movimento 5 Stelle
Le opposizioni si sono dichiarate contrarie allo scostamento di bilancio. Nel corso della discussione sul DPFP, Elisa Pirro, capogruppo del M5S in Commissione Bilancio al Senato, ha criticato le scelte economiche del governo, sostenendo che “quando si tratta di spendere in difesa l’Esecutivo fa molto bene i conti. Ma se calcolate la spesa in difesa in base al Pil, allora in base al Pil dovete calcolare anche la spesa per la sanità. E voi la state facendo drammaticamente calare”.
La senatrice pentastellata ha poi rincarato la dose: “Avete completamente fallito sul tema della sanità. Avete fallito tutte le politiche economiche e fiscali. Poco fa il Fmi ha certificato che nel 2026 e 2027 l’Italia si colloca all’ultimo posto tra le principali aree economiche mondiali per crescita. Nel 2025 l’Italia ha chiuso al penultimo posto per crescita nell’Ue a 27. Siete stati incapaci per quattro anni, per il primo anno avete vissuto di rendita delle politiche di chi vi ha preceduto e adesso siamo in una parabola totalmente discendente. È ora che ve ne andiate a casa”.