La denuncia รจ stata depositata il 16 febbraio 2026 presso lโUfficio del Procuratore della Corte penale internazionale dellโAia. Centoventi pagine che chiamano in causa il presidente della FIFA e quello della UEFA, accusati di favoreggiamento in crimini di guerra e crimini contro lโumanitร nei territori palestinesi occupati.
A presentarla รจ una coalizione di organizzazioni per i diritti umani โ tra cui Irish Sport for Palestine, Scottish Sport for Palestine, Just Peace Advocates ed Euro-Med Human Rights Monitor โ insieme a calciatori palestinesi, club locali e proprietari di terreni espropriati. Lโimpianto giuridico si fonda sugli articoli 8 e 7 dello Statuto di Roma: trasferimento di popolazione civile nei territori occupati e apartheid.
Lโimpianto dellโaccusa
Al centro dellโatto cโรจ la presenza di club israeliani con sede negli insediamenti in Cisgiordania, ammessi a competere nei campionati organizzati dalla Israel Football Association e, in alcuni casi, nelle competizioni UEFA. Secondo i ricorrenti, lโinclusione regolamentare e il supporto finanziario a queste societร costituirebbero un contributo materiale alla normalizzazione degli insediamenti, ritenuti illegali da risoluzioni ONU e dalla Corte internazionale di giustizia. La Palestinian Football Association, membro FIFA dal 1998, non ha mai autorizzato attivitร sul proprio territorio.
La denuncia richiama anche lโarticolo 72 degli Statuti FIFA, che vieta a una federazione di organizzare partite nel territorio di unโaltra senza consenso. Per oltre un decennio la PFA ha chiesto lโesclusione dei club degli insediamenti. La risposta รจ stata una sequenza di rinvii e comitati privi di potere sanzionatorio, mentre nel 2022 FIFA e UEFA hanno sospeso con immediatezza Russia e Bielorussia dopo lโinvasione dellโUcraina. Il confronto tra i due precedenti รจ uno degli snodi centrali dellโesposto.
Il contesto di Gaza
Il quadro si inserisce nella distruzione dellโecosistema sportivo di Gaza. I dati raccolti dalle autoritร sportive palestinesi parlano di almeno 341 calciatori uccisi, oltre mille tra atleti e dirigenti morti, 265 strutture sportive colpite, 184 completamente distrutte, nove stadi su dieci rasi al suolo. Per oltre due anni la FIFA ha evitato sanzioni contro lโIFA, limitandosi a richiedere consulenze legali e a rinviare decisioni.
Tre giorni dopo il deposito della denuncia, il 19 febbraio 2026, Gianni Infantino ha annunciato a Washington un investimento di 75 milioni di dollari per la ricostruzione calcistica di Gaza nellโambito del โBoard of Peaceโ promosso dallโamministrazione Trump. Il piano prevede 50 mini-campi, cinque campi regolamentari, una FIFA Academy e uno stadio nazionale da 20-25 mila posti in tre anni, allโinterno di un programma internazionale da 17 miliardi di dollari e 20 mila soldati di stabilizzazione.
La posta in gioco per la CPI
La Corte penale internazionale dovrร ora valutare se aprire unโindagine formale. Lโesame preliminare cade in una fase di crisi interna dellโufficio del Procuratore, segnata dal congedo temporaneo di Karim Khan e dalle pressioni politiche seguite ai mandati dโarresto richiesti contro esponenti israeliani e leader di Hamas.
Nel frattempo la gestione operativa ricade sui viceprocuratori Mame Mandiaye Niang e Nazhat Shameem Khan, mentre la Corte subisce ritorsioni incrociate: sanzioni economiche statunitensi e, dal dicembre 2025, una condanna in contumacia a 15 anni emessa da un tribunale di Mosca contro Karim Khan con mandati per otto giudici, inclusa la presidente Tomoko Akane. Un contesto che pesa sui tempi dellโistruttoria.
Se la CPI ritenesse configurabile un nesso tra decisioni regolamentari sportive e crimini internazionali, si aprirebbe un precedente sulla responsabilitร dei vertici di organizzazioni private globali. Il calcio entrerebbe stabilmente nel perimetro del diritto penale internazionale, con effetti che andrebbero ben oltre il caso specifico e inciderebbero sullโintera governance sportiva mondiale.