Il tramonto di Infantino: la Figc di Malagò salta sul carro anti-Fifa e molla l’amico di Trump

La FIGC si accoda tardivamente alla rivolta europea, guidata da un Malagò che cerca consensi politici per coprire i disastri del calcio italiano

Il tramonto di Infantino: la Figc di Malagò salta sul carro anti-Fifa e molla l’amico di Trump

L’Italia ha ufficialmente ritirato il suo sostegno a Giovanni Infantino per la rielezione alla presidenza della Fifa. La levata di scudi contro il progetto ‘Fifa Forward Enterprise‘ ha non solo indotto il presidente della federazione internazionale ha riporlo in tutta fretta nel cassetto, ma ha anche messo in discussione quella che sembrava la sua scontata conferma alla guida del calcio mondiale nelle elezioni del prossimo marzo.

Nel giro di poche settimane, hanno ritirato il loro sostegno alla sua candidatura, criticandone la gestione, confederazioni, Uefa in testa, e federazioni. Oggi, ha preso posizione ufficiale la Figc guidata da Giovanni Malagò, con una scelta “in piena condivisione con la Uefa“. Una decisione, si è sottolineato da via Allegri, che esprime “in modo chiaro la posizione rispetto alle iniziative promosse da Infantino in materia di governance e sviluppo delle competizioni internazionali, in piena condivisione con la Uefa e il suo presidente”.

Malagò lascia la barca che affonda

Ma se il palazzo di vetro della FIFA scricchiola sotto il peso di un’ingordigia finanziaria del suo dominus Infantino, lo spettacolo offerto dalle federazioni europee, Italia in testa, non è certo più edificante. La decisione della FIGC di sfilarsi dal coro dei sostenitori di Infantino non è, infatti, frutto di un sussulto di dignità morale. È, più cinicamente, il più classico dei salti sul carro dei vincitori – o meglio – la fuga strategica dalla barca che sta colando a picco.

L’Italia infatti si accoda tardivamente a una fronda continentale già nutrita (Inghilterra, Galles, Irlanda, Romania e il blocco nordico), costringendo il calcio nostrano a fare i conti con le proprie strutturali ipocrisie. Infantino raccoglie ciò che ha seminato: anni di gestione bulimica, culminati nel delirante piano – poi fortunatamente abortito – di svendere quote della Coppa del Mondo a fondi di private equity. Un tentativo smaccato di monetizzare la passione popolare e privatizzare il patrimonio sportivo globale che ha finito per coalizzare la UEFA di Aleksander Ceferin.

In questo scenario di macerie diplomatiche, Malagò prova a indossare i panni del paladino della trasparenza e dei valori comunitari. Il presidente della FIGC parla di “merito, solidarietà e sostenibilità”, invocando una leadership FIFA capace di unire. Belle parole, se non arrivassero da un sistema calcio italiano logorato da crisi sistemiche, riforme strutturali mai pervenute e stadi fatiscenti. Il tempismo di Malagò è puro opportunismo politico: l’allineamento ai diktat della UEFA serve a coprire le debolezze interne e a posizionarsi nel risiko dei futuri equilibri di potere internazionali.

Lo scontro Malagò-Simonelli

A rendere grottesco il quadro interviene il cortocircuito tutto italiano con la Lega Serie A. Le dichiarazioni del vicepresidente federale Ezio Simonelli sono lo specchio di una classe dirigente provinciale e priva di visione strategica. Simonelli critica Malagò non per ragioni programmatiche, ma per “gratitudine personale”. Il suo rammarico si riduce al fatto che Infantino abbia “fatto la cortesia” di visitare la sede della Lega a Milano. È la riduzione della geopolitica dello sport a un bizzarro scambio di favori e cortesie di cortile: la diplomazia del salotto che prevale sulla difesa etica del gioco.

Intanto Cannavaro firma per sostenere Infantino

Simonelli lamenta poi la mancanza di una decisione collegiale, svelando che la FIGC si muove ormai per autocrazia del suo presidente. Mentre i vertici bisticciano su cortesie passate, ex campioni come Fabio Cannavaro – oggi CT in Uzbekistan – si prestano a fare da scudi umani mediatici a Infantino, firmando manifesti social che lodano un fantomatico “miglioramento del calcio mondiale” negli ultimi dieci anni. Una narrazione distante anni luce dalla realtà vissuta da tifosi e club sommersi dai debiti.