Trump a inizio guerra disse che attaccava l’Iran per difendere le donne e il popolo iraniano dal “cattivo regime” degli ayatollah. Adesso di donne, velo islamico ecc. non parla più.
Guido D’Elsa
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Gentile lettore, Trump è una banderuola e racconta fandonie con la facilità con cui io bevo un bicchiere d’acqua. Si figuri come la questione del velo islamico stia a cuore a uno che frequentava le feste del pedocriminale Epstein e che deve pagare un risarcimento di 88,3 milioni di dollari alla giornalista Jean Carroll per abuso sessuale e diffamazione (finora ha risarcito 5,6 milioni di dollari). Eppure in tv il 28 febbraio scorso accampò, tra i motivi dell’attacco, la questione del velo islamico. Come ho scritto più volte, in Iran la legge che imponeva l’hijab è stata abolita nel 2022, perché vastamente disattesa e in disuso. Oggi L’hijab è un abito tradizionale come il sari per le donne indiane e il turbante per i Sikh: chi non vuole indossarlo, ne fa a meno. Trump voleva farci credere che uccidere qualche migliaio di uomini e donne fosse un buon sostegno alla causa. L’unico vero motivo per cui ha scatenato la guerra è che Netanyahu gli aveva segnalato una “finestra di opportunità” per assassinare Khamenei. Il Mossad sapeva che l’ayatollah, uscendo per una volta dal rifugio segreto nel quale viveva, avrebbe partecipato a una riunione. Gli israelo-americani uccisero l’ayatollah e vari membri della sua famiglia. Fu puro e semplice omicidio commesso da Trump e Netanyahu, coi soliti complici morali, come la tizia che conosciamo (“Non condanno e non condivido”). Altro che hijab ed emancipazione femminile.
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