La protesta parte da lontano. È iniziata ormai qualche mese fa, quando la mobilitazione chiedeva di bloccare il progetto di turismo di lusso portato avanti da Jared Kushner, genero di Donald Trump. Quel progetto è diventato, per chi protesta, un simbolo della presunta corruzione in Albania. Da allora, però, la protesta non solo non si è fermata ma si è addirittura allargata. Oggi, infatti, a scendere in piazza sono gli studenti che chiedono una riforma rivoluzionaria dell’istruzione, unendosi alle proteste anti-governative che vanno avanti ormai da mesi: la richiesta comune è quella di dimissioni per il primo ministro, Edi Rama.
L’Albania presa d’assalto: tensioni durante le proteste a Tirana e Durazzo
La situazione è molto tesa in questi giorni, soprattutto a Tirana. Mercoledì i manifestanti hanno preso di mira edifici governativi, banche e imprese: la giornata si è chiusa con un bilancio di 89 feriti, tra cui 61 agenti di polizia. Ieri si sono verificati ancora scontri tra la polizia e i manifestanti, soprattutto nel centro della capitale, dove sono stati presi d’assalto edifici pubblici, negozi e banche arrivando fino a pochi metri dalla piazza principale. Le forze dell’ordine sono intervenute con i lacrimogeni, mentre a Durazzo alcuni agenti sono stati feriti dal lancio di sassi. In diverse città albanesi gli studenti universitari hanno boicottato le lezioni. La polizia, intanto, parla di proteste pilotate, sostenendo che “dietro i volti travisati che guidano” la mobilitazione, ci sarebbero non studenti ma “individui reclutati per scopi oscuri da veri organizzatori, dentro e all’estero”.