Dopo una fase relativamente tranquilla, i rapporti tra Donald Trump e Volodymyr Zelensky sono tornati tesi, come dimostra il durissimo botta e risposta. Il motivo è che il presidente degli Stati Uniti, in difficoltà nei sondaggi a poche settimane dalle elezioni di midterm, ha fretta di voltare pagina e, per questo, oltre ad aver di fatto abbandonato il sostegno statunitense all’Ucraina, è andato oltre, sostenendo che “è tempo che l’Ucraina scelga un nuovo presidente” che, secondo la sua tesi, non ostacoli le trattative di pace con la Russia. Un affondo pesante, al quale ha risposto per le rime Zelensky, con un’intervista rilasciata al Financial Times in cui ha sfidato il tycoon.
Parlando con il quotidiano britannico, il leader ucraino ha fatto notare che l’esercito di Vladimir Putin ha violato la tregua energetica annunciata da Trump, colpendo per il secondo giorno consecutivo le centrali elettriche ucraine. Per questo, Kiev risponderà riprendendo gli attacchi alle raffinerie petrolifere russe. Che lo scontro sia apparentemente insanabile lo si capisce ancor di più dalle accuse del leader ucraino riguardo alle restrizioni imposte al sistema di comunicazione satellitare Starlink, aggiungendo anche che l’intelligence americana avrebbe smesso di avvisare Kiev in prossimità degli attacchi russi.
Circostanza, questa, che gli 007 statunitensi hanno però smentito, sostenendo che lo scambio di informazioni prosegue come sempre.
Il leader ucraino sfida Trump
Quel che è certo è che Trump, secondo quanto riferisce Axios, avrebbe perso la pazienza e vorrebbe che la pace si concretizzasse il più rapidamente possibile, anche a costo di mettere con le spalle al muro il presidente ucraino. Secondo il portale americano, il tycoon sarebbe furioso con il presidente ucraino, reo di ostinarsi a continuare una guerra che non può vincere, e per questo starebbe valutando quali misure adottare. Ad aggiungere ulteriore pepe c’è un articolo del Financial Times, in cui vengono citati quattro funzionari americani, secondo cui gli Stati Uniti hanno chiesto ai Paesi dell’Unione europea di sbloccare parte degli asset russi, trasferendoli a un apposito strumento finanziario sotto il controllo di Washington.
La proposta, secondo quanto riferito dal quotidiano, sarebbe stata avanzata dagli inviati del presidente americano, Steve Witkoff e Jared Kushner, durante un vertice tenutosi a Miami il 10 ottobre, al quale hanno partecipato funzionari ucraini, francesi, tedeschi e britannici, oltre a rappresentanti dell’Unione europea e della NATO.
In quell’occasione, secondo il giornale, i delegati europei hanno respinto con decisione il piano, giudicandolo eccessivamente favorevole a Mosca. Come se non bastasse, stando a quanto riporta l’agenzia Reuters, l’amministrazione Trump starebbe valutando un allentamento delle restrizioni sulle navi della cosiddetta flotta ombra, collegate a Russia, Iran e Venezuela, utilizzate per il trasporto di petrolio e prodotti petroliferi e spesso impiegate per aggirare le sanzioni. Una mossa che avrebbe l’obiettivo dichiarato di ridurre i costi del trasporto marittimo, aumentati sensibilmente a causa delle tensioni sui mercati energetici.
Il provvedimento, secondo le fonti citate da Reuters, consentirebbe alle navi sanzionate di trasportare petrolio e prodotti petroliferi non vietati dalle sanzioni statunitensi, previa autorizzazione del Dipartimento del Tesoro.
Le bordate russe contro Zelensky
Ma le parole di Zelensky rischiano di trasformarsi in un boomerang. Il Cremlino, infatti, non ha perso tempo e ha cercato di incrinare ulteriormente i rapporti tra Ucraina e Stati Uniti. Parlando con la stampa, il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, ha spiegato che l’annuncio di Kiev sulla ripresa degli attacchi alle raffinerie di petrolio “è una sfida diretta, e per di più piuttosto pesante, al presidente Trump, che aveva sostenuto attivamente questo accordo”. Peccato che Lavrov non dica nulla sul fatto che la tregua, evidentemente concepita secondo le condizioni auspicate da Mosca, sia stata violata per prima dalla Russia, stando alla ricostruzione di Kiev.
Dichiarazioni a cui si è accodato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, sostenendo che “il regime ucraino di Kiev continua a colpire gli impianti (energetici), scontrandosi così, ovviamente, in modo serio con gli sforzi di pace degli Stati Uniti e dei negoziatori americani, che stanno compiendo sforzi davvero energici per avviare in qualche modo lo sviluppo del processo di pace”. La fine delle ostilità, a ben vedere, sembra interessare soprattutto Trump, almeno stando alle dichiarazioni dei protagonisti di questo scontro diplomatico.