Come se non fosse successo nulla. Nella risoluzione che la maggioranza sta limando in vista dell’appuntamento di domani, quando Giorgia Meloni riferirà a Camera e Senato la posizione italiana sugli ultimi sviluppi della guerra in Ucraina in vista del Consiglio europeo di giovedì e venerdì, non vi sarebbe alcun riferimento a quanto accaduto nello scorso weekend.
Solo sterili impegni a continuare a sostenere Kiev
Secondo indiscrezioni, sull’Ucraina il testo si limiterebbe a impegnare il governo a “garantire la continuità del sostegno multidimensionale alle istituzioni e alla popolazione ucraina, anche in vista dell’inverno”. A chiedere di sostenere “ogni iniziativa diplomatica volta a una pace giusta e duratura, nel pieno rispetto della sovranità e dell’indipendenza dell’Ucraina”, e a insistere sulla proposta italiana di un inviato speciale europeo nel processo di pace. Punto.
Certo, si aggiunge che Mosca va pressata per un cessate il fuoco “pieno, incondizionato e immediato”. Ma non ci sarebbe un solo riferimento alla tregua energetica che Washington ha annunciato senza avvisare Kiev, né all’ultimatum alle forniture di armi o agli attacchi del presidente americano a Volodymyr Zelensky. Come se lo scorso weekend non ci fosse mai stato, appunto.
Il resto della bozza riguarda il bilancio europeo. Per la maggioranza Pac, coesione e pesca sono una “priorità irrinunciabile non negoziabile al ribasso”, e si chiede di discutere anche lo stop ai rimborsi ai Paesi contributori netti e il rimborso dei prestiti Next Generation Eu.
E avanti con le spese per la difesa
Poi la difesa: una politica europea “in piena complementarità con la Nato”, con un approccio “a 360°” che parte dalla protezione delle frontiere. Infine l’energia, con misure per contenere i prezzi “già nell’immediato” e un sistema Ets “più bilanciato” che tuteli industrie energivore come ceramica e automotive, e la migrazione, con l’impegno a continuare a frenare i flussi irregolari. Stop. Non certo un programma da grande Paese fondatore dell’Unione. Ma di minimo cabotaggio.
E le opposizioni si divido ancora, con i riformisti Pd che vanno da soli
Nel centrosinistra il quadro è diviso. naturalmente… Le opposizioni stanno cercando una risoluzione unitaria sul Documento programmatico di finanza pubblica, che arriva oggi in aula, ma l’accordo non c’è ancora. Di sicuro, invece, sul Consiglio europeo ci saranno di nuovo testi separati.
I riformisti del Pd, a pochi giorni dall’assemblea nazionale del partito, chiedono che si sottolinei con “maggiore assertività” la necessità di continuare il sostegno anche militare a Kiev. Sul Dpfp il giudizio “severo” sulla politica economica del governo è condiviso da tutti, ma sullo scostamento di bilancio per la difesa la stessa area avverte: “Ci auguriamo si eviti di inseguire gli alleati sul capitolo difesa e riarmo”.
Intanto Bruxelles approva nuove sanzioni a Mosca
Bruxelles intanto va nella direzione opposta. Ieri il Consiglio Ue ha approvato il più ampio pacchetto di sanzioni mai adottato contro il complesso militare-industriale russo: 1.569 nomi, cioè 826 società e 743 amministratori delegati, con congelamento dei beni e divieto di ingresso nell’Ue. Le aziende colpite fatturano almeno 20 miliardi l’anno, impiegano oltre 250mila persone e forniscono semiconduttori, radar, esplosivi e sistemi di navigazione.
Oltre la metà dei nomi appartiene alla filiera dei missili balistici. Il totale delle sanzioni Ue legate all’Ucraina sale a circa 4.600. “Non è il momento di allentare la pressione su Mosca, bensì di aumentarla”, ha detto l’Alta rappresentante Kaja Kallas.
Kallas ha spiegato anche il perché: “Bombardare i ponti di Kiev, le navi che trasportano grano e l’Accademia nazionale delle scienze non sono azioni di un Paese che cerca la pace”. Il pacchetto colpisce soprattutto i fornitori di livello intermedio, quello che il Consiglio chiama il “nucleo” dell’industria bellica russa: componenti per missili, droni e aerei, dai microcircuiti alle antenne fino ai sistemi satellitari.
Zelensky ha ringraziato Costa e von der Leyen e ha rilanciato: solo ieri, ha scritto, i russi hanno colpito sei infrastrutture energetiche, con 33 feriti. Il segno, per lui, che Mosca “non è disposta ad accettare la tregua energetica proposta dagli Stati Uniti”.